Eva: una, nessuna, centomila

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Una biografia semplicemente perfetta. L’ha scritta Iaia Caputo su di una leggenda che prima è stato persona. Conosciuta da tutti ma dai lettori di questo «La versione di Eva» ancora di più. Molto di più.

Fra i diversi ingredienti necessari per scrivere una biografia ve ne è uno che, parere di chi scrive, li batte tutti. È l’ammirazione critica nei confronti della persona o personaggio narrato, una sorta di attrazione respingente. Come quando il docente si accorge di un allievo con il quale trova immediata sintonizzazione e ne nasce una specie di attenta simpatia: con lui si è più severi che con ogni altro suo compagno.

Questo è il primo pensiero che ci è venuto leggendo «La versione di Eva», di Iaia Caputo (ed. Mondadori). La Eva del titolo è la seconda più famosa al mondo, la donna che da figlia illegittima e senza padre (né cognome) seppe trasformarsi in regina acclamata dal popolo, addirittura in leggenda nazionale. Evita, e tutti noi sappiamo di chi si parla: una, nessuna, centomila.

La sua storia affascina per i suoi contenuti: se la vita è un romanzo quella di Evita è un’antologia, comprendente la fiaba e la tragedia, la miseria e il successo, la fame e il potere, l’amore negato, quello subito e quello donato. Tanto, tantissimo per un’esistenza che ha terminato il suo percorso dopo appena 33 anni. Poi prende anche per la forma con cui viene raccontata: Iaia Caputo, che sa scrivere e destreggiarsi tra critica e narrativa (insegna scrittura creativa e autobiografica) ci propone una narrativa che è un gioiello. Con un ritmo che incolla il lettore alterna documenti ed interpretazioni (soppesati con farmaceutica cura) fatti e opinioni (distinti con scientifica metodologia), lessico affatto banale e attenzione certosina al particolare senza mai perdere di vista il generale. Ad esempio, per il suo esordio in un conversarlo istituzionale … «A quel tempo era ancora troppo inesperta del linguaggio politico per sapere che le parole dette alludevano ad altre mai pronunciate, che andavano interpretate fino a capovolgere il senso come tante volte aveva fatto lei rivoltando vecchi cappotti dai colletti lisi».

Nella successione cronologica dei capitoli, mai lunghissimi, prende forma una coralità di testimoni: «No, non bastava un unico punto di vista. Eva Maria o Maria Eva, Eva Duarte, Eva Peron, Eva, Evita poteva essere raccontata solo da una polifonia di voci, da una babele di testimonianze -Soltanto una moltitudine poteva restituire l’enigma, mettere insieme le mille donne che è stata, riconsegnandoci l’iperbole. O, almeno, provarci.»  Questo accende ancor di più il fascino di un personaggio che davvero risulta impossibile da incasellare in uno dei nostri schemi cultural-mentali: era di sinistra? di destra? populista? elitaria? femminista? anti-militarista? Sì, era tutto questo e forse anche altro. Pagando poi senza sconti, con quel podio finale trasformato in patibolo (avrebbe dovuto essere la sua consacrazione: è stata la sua fine … divorata dal cancro e tenuta in piedi con un trabiccolo nascosto dalla mantella, sorridente davanti a migliaia di persone plaudenti e con il ghigno mellifluo e vincente dei graduati).

Con un’onestà intellettuale desueta Iaia Caputo narra una storia che merita di essere conosciuta e che, per paradosso, non finisce nemmeno con la sua morte. Infatti la sua salma è stata trafugata, diventando «de facto» la prima desaparecida d’Argentina. 

In aggiunta al musical omonimo di Alan Parker, del 1996, con Banderas e Madonna (che fino ad allora non piaceva per nulla a chi scrive) questo libro ne costituisce il necessario approfondimento. Perché Evita è … «Maria Duarte de Peron, Madre Spirituale della Nazione, Protettrice dei poveri, la regina, la plebea, la Chola, la Negra, la Puttana, la Santa, cholita, Evita, la Vacca, l’Arrampicatrice sociale, la Fata dei derelitti, la Prima Dama, Agrippina, Nefertiti, Evita Montonera, Evita imbalsamata.»

Leggetelo, non ve ne pentirete. Perché «resta». 

«La versione di Eva», 2022, IAIA CAPUTO, ed. Mondadori 2022, pag. 232, Euro 19.00.

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