Guida al ticinese medio – 3

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Ed eccoci alla terza puntata di questo ponderoso tomo che ha la presunzione di raccontare la storia del Ticino dagli albori. Ricordate, per avere un quadro completo ed empirico, di leggervi pure le altre puntate, se no non siete più amici di GAS.

La fauna preistorica

Il polentodonte

Era un sauro di corporatura massiccia, ricoperto di squame ramate con una coda a forma di mestolo. Dall’andatura pesante e pigra, si nutriva esclusivamente di mais. Il fatto che l’America non si fosse ancora scoperta e che in Ticino non ci fosse il mais per lui non era un problema. 

Il polentodonte macinava i grani di mais coi pesanti denti a mola e poi convogliava le farine nello stomaco, dove potentissimi succhi gastrici cuocevano la farina. 

L’estinzione del polentodonte avvenne quando la placca americana ebbe a ridire con la placca africana. Quella europea, invece di mettere pace, seminò zizzania e la placca americana decise così di andarsene, e con essa il mais. 

Il polentodonte cercò per qualche tempo di nutrirsi di gramigna o cicoria, ma la fermentazione provocava graveolenti flatulenze che oltre a creare gravi mal di pancia nel sauro, diminuirono non di poco la popolazione di pterosauri volanti, che cadevano a stormi appena un polentodonte emetteva gas.

Il luganigosuchus ferox

Di lui sappiamo poco, visto che sono state rinvenute solo parziali parti dello scheletro, sappiamo però che aveva una smodata passione per gli insaccati di ungulato, di difficile reperimento a quell’epoca, visto che gli ungulati sarebbero apparsi solo decine di milioni di anni dopo. Il che lo rendeva iracondo e nervile, vista la mancanza cronica di cibo. La sua indole feroce e le zampe con la curiosa forma simile a uno zoccolo, lo hanno collocato fra le specie endemiche della regione.

Le sue ragguardevoli dimensioni, era alto 7 metri per 420 tonnellate di peso, gli rendevano difficile, nonostante la ferocia, la deambulazione e conseguentemente la caccia. Per sopperire, l’animale aveva, nella sua evoluzione, sviluppato un apparato mimetico che lo faceva assomigliare a una gustosa cicadea. I brontosauri e gli anatosauri ghiotti della pianta, si avvicinavano ignari, per essere poi sbranati senza pietà.

Il penagichtios

Era un pesce osseo, con una curiosa forma a barilotto svasato con delle fasce perpendicolari al corpo, probabilmente a scopo mimetico, e una coda sottile. Il tutto ricorda (lo sappiamo, fa sorridere) una zangola per il burro. Il penagichtios, emetteva sorde vibrazioni con delle contrazioni addominali che facevano scorrere la coda su e giù per il corpo, per richiamare la femmina. 

La femmina della specie, la penagiaichtios, era un’essere abbastanza promiscuo, e non disdegnava di accoppiarsi con più maschi al fine di garantire il ricambio genetico tra le uova.

Il boccalite

Mollusco del cambriano, aveva una conchiglia che ricorda vagamente un recipiente in ceramica che gli svizzeri tedeschi ancor oggi credono  atto alla mescita del vino. Il boccalite era comune in tutto il mare di fronte al Monte Generoso, dove viveva col suo parente stretto, il tazzinochantus. La sua colorazione brillante, bianca rossa e blu, e la sua forma assurda anche per un mollusco del cambriano,  lo rendeva facile preda del Diplocioccus, un pesce abissale che emergeva per divorare grandi quantità di boccaliti, che fermentando nel suo stomaco davano seguito a uno stato inebriante simile a una sbornia. Il Diplocioccus ritornava così fluttuando negli abissi a smaltire il pasto. Nella discesa , se gli andava male, visto che aveva i sensi ottenebrati dalla fermentazione dei boccaliti, poteva imbattersi in un feroce e aggressivo polinosirenis, un altro pesce di colore blu, ricoperto di placche ossee e munito, a fini predatori, di una lanterna sulla testa per attirare altri pesci o cefalopodi. 

Il pidriöctopus

Era un curioso cefalopode con la testa a imbuto. Questa piovra dalle ragguardevoli dimensioni, era presente nei fiordi alle pendici del generoso ma anche nel mar glaciale artico, da qui il nome simile a un tavolino dell’Ikea.

La piovra si cibava di piccoli pesci pelagici, i gratacüchtyos, buffi pesci che erano spesso preda di parassiti e passavano il tempo tra indicibili sofferenze dedite al prurito, non avendo braccia per grattarsi. Questo dimenarsi senza sosta attirava il pidriöctopus che ne faceva incetta.

L’evoluzione risolveva il problema dei grattacüchtyos, fornendo loro un braccino che si sviluppava dalla pinna dorsale. Questa evoluzione difensiva, rendeva i gratacüchtyos meno facilmente predabili dal pidriöctopus, designandone lentamente la scomparsa.

Il Pidriöctopus, aveva delle sottospecie, forse la più interessante era il cazzüctopus, un cefalopode con la testa a forma di mestolo, questo gli rendeva particolarmente difficile la natazione, visto che il mestolo faceva resistenza sempre con l’acqua, col tempo il cazzüctopus prese a nuotare all’indietro, così però picchiava continuamente contro le pareti. Alle pendici del generoso, possiamo ancora vedere, fossilizzate, le coppelle lasciate dalle testate del Cazzüctopus.

(continua)

Per leggere la seconda puntata vai qui:

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