Guterres: rischio suicidio collettivo

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Il segretario generale dell’ONU non è esattamente uno che le manda a dire. Antonio Guterres, in un discorso rivolto ai ministri dei Paesi riuniti ad una conferenza internazionale in vista della COP27 che quest’anno si svolgerà a novembre a Sharm el-Sheikh, ha parlato di “suicidio collettivo”. Proprio così. Se continueremo a combattere la crisi climatica con accordi inutili e promesse non mantenute, l’Umanità sarà destinata ad andare incontro a un vero e proprio suicidio di massa.

Agire tempestivamente per contenere il surriscaldamento climatica oppure la morte. Non ci sono vie di mezzo. È questo il monito del segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. Senza strategie mirate e concrete, rischiamo la fine della civiltà umana così come l’abbiamo fin qui conosciuta. E no, nessuna area del Pianeta è destinata a salvarsi dalla catastrofe climatica in arrivo. 

Metà della popolazione mondiale si trova in aree a rischio a causa di possibili inondazioni, siccità, tempeste estreme e incendi. Eppure non si è ancora raggiunto un reale accordo multilaterale per affrontare il problema seriamente. La dipendenza delle nostre economie dai combustibili fossili, malgrado si sappia da tempo che debba essere drasticamente ridotta, è disarmante.

L’Europa brucia da settimane. Spagna, Francia, Italia, Portogallo sono strette nella morsa del fuoco che minaccia i centri abitati. Boschi, campi e abitazioni sono stati inceneriti dalla furia delle fiamme. Ma non è solo l’Europa a essere vittima dei roghi. I satelliti ci mostrano diversi focolai di incendi anche nell’estremo oriente della Russia, in Siberia stanno andando a fuoco intere foreste di larici nel più totale disinteresse.

Lo sbiancamento dei coralli, l’innalzamento dei livelli degli oceani o il recente distacco di una parte del ghiacciaio della Marmolada ci indicano che il tempo a nostra disposizione per invertire la rotta, per farlo collettivamente, evitando che il surriscaldamento climatico possa aumentare andando ben oltre quel grado e mezzo fissato come limite massimo durante l’Accordo di Parigi nel ormai lontano 2015, è agli sgoccioli.

Ad oggi, l’obiettivo emissioni zero entro il 2050 non appare lontano, di più. E l’orologio del clima, il Climate Clock (https://climateclock.world/) , un orologio che mostra la velocità con la quale il nostro Pianeta si sta avvicinando all’aumento di 1,5 °C del riscaldamento globale, segna impietoso quanto poco ci manca per raggiungere questo non invidiabile traguardo. Mancano ormai poco più di 6 anni. 

Più le azioni prese dai Paesi del mondo per ridurre le emissioni di CO₂ saranno concrete ed efficaci, più il countdown rallenterà. Al contrario, se le emissioni dovessero aumentare, il tempo a nostra disposizione per evitare la catastrofe sarà sempre meno. Ciò che ci attende lo stiamo sperimentando in queste settimane di canicola, caldo record e siccità. Intanto però, nonostante tutto, rimaniamo alla finestra a guardare.

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