Il diritto al sangue

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Chi sia Robert Crimo, con un cognome che evoca curiosamente un delitto, ci interessa solo fino a un certo punto. L’ennesimo stragista statunitense, responsabile della morte di 7 e del ferimento di 30 persone a una parata in Illinois, è solo l’ennesimo tassello di uno stillicidio mortifero.

Per noi europei, gente del vecchio continente, con valori e regole sensibilmente diversi da quelli statunitensi, risulta totalmente inspiegabile come non si sia arrivati, a livello legislativo, a porre un freno alle armi e al loro possesso.

Crimo, oltretutto già segnalato dai servizi psichiatrici, aveva comunque avuto accesso all’acquisto di armi, perché il secondo emendamento, figlio di un far west brutale e sanguinoso, garantisce ad ogni americano il possesso di armi.

Lo sappiamo, negli Usa la regolamentazione è minima, e in certi stati è addirittura legale girare in città con un fucile mitragliatore a tracolla. Un invito a nozze per i numerosi psicolabili che, purtroppo, sono a piede libero e lasciati soli da un sistema sanitario che fa acqua peggio del Titanic.

L’assurdo di una strage alla settimana, tributa a questo tipo di violenza una cadenza da orologio, con il ticchettare delle ore e dei giorni che ritmano i morti.

Dovremmo fregarcene in fondo. Noi viviamo in paesi con un tasso di criminalità che non si avvicina nemmeno minimamente a quello statunitense. Le stragi, che sono fisiologiche all’umanità, da noi sono rare e sporadiche. Finita quasi l’era dei separatismi e del terrorismo, gli eccidi di massa hanno una cadenza rara e saltuaria. Non così negli USA, dove non passa giorno senza che l’ennesimo povero pazzo o suprematista bianco non decida di avere i suoi 5 minuti di celebrità scrivendo il proprio nome col sangue nel diario della storia del crimine. 

Ma come definiamo una strage? Genericamente, è un atto di violenza pubblica con armi da fuoco – escludendo comunque omicidi di gruppo, violenza domestica o atti terroristici sponsorizzati da un’organizzazione – in cui l’esecutore uccide almeno quattro vittime.

Quelle che sono definite “mass shooting” dagli statunitensi, ammontano a una cifra iperbolica. Negli ultimi 10 anni, si contano più di 2000 sparatorie di questo tipo negli USA, quasi una al giorno.

E inutile dirlo e non stupisce, gli Usa sono il paese in cui ci sono state più stragi con armi da fuoco che in qualsiasi altro paese. 

Ma la cosa allucinante è che la massa di questi morti, rappresenta solo lo 0,2% degli omicidi ascritti al gigante a stelle e strisce.

D’altronde un paese che ha in media 120 armi per 100 abitanti, non è un posto dove andare a fare pic nic coi bambini. Basti pensare che, invece, il secondo paese con più armi pro capite è lo Yemen, in guerra civile da 8 anni.

Alcuni analisti, e non fatichiamo a crederlo, ascrivono in buona parte al capitalismo e al neoliberismo la disillusione di numerosi responsabili di questa stragi, persone frustrate, bullizzate e con la difficoltà a realizzare le aspettative che una società spietata, come era appunto storicamente il west, chiede loro. E se anche le motivazioni sono variegate, rimane uno stillicidio di decessi che lascia allibiti e che sembra un bollettino di guerra.

Robert Crimo, figlio di un candidato repubblicano a sindaco di Highland Park, nella contea di Lake a pochi chilometri da Chicago, è solo l’ultima goccia in un mare di sangue che lava costantemente il paese da un capo all’altro. Figlio di un ideologia gretta, che vede nel diritto alle armi (come supportato dal padre) un diritto più alto che quello alla vita.

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