Il mattino, che noia…

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Mi accorgo che comincio ad annoiarmi. Disaffezione mia? No, probabilmente certe storie stanno stancando. E nonostante i soliti berciatori seriali che nei post sotto TIO o Ticinonews sbraitano contro i rifugiati, la difesa dei valori e le solite bambanate, l’epopea leghista è in calo.

E ve lo dice uno che di Lega ci vive da 30 anni pure lui, prima col “Diavolo!” e ora con “GAS”. Ogni volta che sfoglio il mattino online, trovo le stesse cose, gli stessi articoli con lo stesso linguaggio, i soliti fotomontaggi con i Cassis e le von der Leyen vestiti da pagliacci. 

E se mi sto annoiando io, e anche voi probabilmente, immaginatevi il leghista tipo che da 30 anni si subisce questa solfa. All’inizio era anche divertente, si andava alla cassetta verde a cercare il mattino, (quando ancora si stampava in 40’0000 copie) e si vedeva chi era stato fucilato. Il godimento dei seguaci del Nano e di Lorenzetto era massimo. Era come un amore nuovo e vorace, che si consumava con grande fulgore di fiamme, incendiando gli umori e creando polemiche a non finire. 

Poi il tempo passa. Muore il Flavio Maspoli, che era uno un po’ squinternato ma simpatico, poi il vecchi Pantani, il braccio armato della lega. Alla fine il Nano, poco dopo l’Attilio e alla fine Borradori e niente più è stato come prima. Quelli che si accendevano come cerini 30 anni fa, ormai sono un po’ anzianotti e si sa, le passioni giovanili vanno scemando. È come un ballo di sala: quando sei giovane volteggi come un seme di acero nel vento, vortichi nella gioia dei 20 anni, poi il tempo passa e i balli più travolgenti lasciano il passo ai valzer e al lento cadenzare di un’orchestra esausta e poco motivata.

Il lucore di quegli anni giovanili, l’entusiasmo e la gioia di rompere le scatole, lo sfogo rabbioso e inverecondo nel violare le leggi come per la carovana della libertà, lasciano ora spazio a un partito che si è imborghesito e che assomiglia sempre di più alla nostrana UDC. Un partito stancuccio e che non riesce più a mobilitare la sua base come 10 anni fa.

E il Mattino, espressione massima delle presunte barricate leghiste che poi si rivelano la solita lanetta nell’ombelico, si trascina ormai logorato in una noia che difficilmente si riesce a rompere. Ogni tanto un guizzo, come quello del pesce spiaggiato che con gli ultimi colpi di coda urla muto la sua agonia a un mondo che ne ignora la sofferenza.

Lorenzo Quadri, nei suoi articoli con le “$” e le “K”, è ormai il consunto e liso rappresentante dell’ancien régime. Un signore attempato, con la polverosa parrucca infarinata e il codino pieno di tarme, la marsina nera impolverata e frusta. Mi immagino Lorenzo che, riappoggiata la penna d’oca nel calamaio, si alza con sforzo e sacrificio sulle gambe ormai tremanti. Bofonchia qualcosa, si aggiusta la parrucca e con due dita spegne la candela, fedele amica di tante notti chino a scribacchiare cattiverie. La luce della luna entra dalla finestra, Lorenzo fissa il riquadro illuminato dalla luce di selene e sospira stanco. Con passo malfermo e accompagnato dallo scricchiolare delle assi del pavimento, si volta un’ultima volta verso la finestra con lo sguardo appannato, poi si gira e accompagna con delicatezza la porta. 

La stanza rimane buia e silenziosa, come una lega che ormai ha più poco da dire e che nonostante decenni di potere non è riuscita a ribaltare il decantato tavolo di sasso, anzi, ne è diventata uno dei membri d’onore. 

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