Il nostro cervello che è Dio

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Iain McGilchrist, uno psichiatra, scrittore ed ex studioso di letteratura britannico, è diventato famoso dopo la pubblicazione del suo libro The Master and His Emissary (Il signore e il suo emissario). Secondo la teoria di McGilchrist, i due emisferi del cervello hanno struttura e valori differenti e di conseguenza possono sviluppare visioni diverse del mondo. D’altra parte è sempre più assodato che ognuno di noi ha un tipo di intelligenza diversa, intelligenza che non sempre può essere classificata, e i moderni sistemi d’insegnamento cominciano a tenerne conto. Incasellare tutti in un percorso cognitivo standard e un concetto superato, anche se ancora largamente utilizzato.

L’emisfero sinistro del cervello, secondo lo psichiatra britannico, starebbe monopolizzando la visione che abbiamo del mondo. Una cosa grave? Beh, dipende da come la si vede, per McGilchrist, la questione è potenzialmente disastrosa. Una questione quasi più filosofica, ma si sa che psichiatria e filosofia spesso vanno a braccetto. Comunque, tutti sappiamo che i due emisferi hanno ruoli diversi e che l’attenzione prestate sono anche differenti.

L’emisfero sinistro presta un’attenzione esagerata ai dettagli, senza avere una visione d’insieme. Percepisce gli oggetti in base alla loro utilità e gestisce di norma la mano destra, che è quella con cui maneggiamo gli utensili. Insomma, è la parte pratica, tecnologica potremmo dire, questo emisfero però, non si occupa delle relazioni umane, quelle che strutturano la nostra società. Regole e connessioni lineari sono il suo modo di catalogare cose e persone. Potremmo dire che questo emisfero è come una chat: permette di far passare informazioni ma non di condividere la sfera emotiva che le influenza. Ad esempio, spesso le conversazioni online creano equivoci proprio perché la comunicazione non verbale è la maggioritaria e viene a mancare. Espressioni, sguardi, gesti e intonazioni, influiscono per il 55% del totale. Un’ulteriore 38% è dato dal timbro e tono di voce, dalle inflessioni e dalle pause. Il verbale? Un misero 7%.

L’emisfero destro ha invece una visione più ampia del mondo, potremmo dire che è la parte umanistica dove l’altra era tecnologica. È questo emisfero che McGilchrist definisce “il signore”. L’emisfero destro è creativo, capisce le connessioni e le sinergie, comprende le relazioni umane e le sue sfumature ed è in grado di codificare l’immenso mondo non verbale che esprimiamo nella comunicazione. Questo emisfero è predisposto all’umorismo e alla conoscenza di concetti più profondi e complessi e metaforici. Semplificando, potremmo dire che è la parte del cervello che ci rende umani mentre l’altra è la parte “macchina”.

Secondo McGilchrist, l’emisfero sinistro si rispecchia molto in quello che è l’attuale mondo moderno. Una società più regolamentata, tecnologica con una mentalità meccanica che già Charlie Chaplin in “Tempi Moderni” aveva futuristicamente evocato. Questo tipo di pensiero ci ha permesso di forgiare il mondo a nostro desiderio e di sottrarne le risorse. Una soluzione che però non ci rende realizzati e soddisfatti. Il numeroso aumento di depressioni e frustrazioni, di patologie legate all’insoddisfazione è una realtà. Il mondo che abbiamo disegnato non ci è congeniale, o non lo è alla parte del cervello che presiede in fondo il tutto, la nostra psiche, il nostro rapporto con il mondo e la spiritualità.

Essere un tassello slegato, il pezzo di un ingranaggio, ci fa perdere la sensazione di pienezza di appartenere a una società, a una tribù, a un insieme armonico.


La tecnologia, che viene spinta all’ossessione con un esubero di insegnamenti scientifici a scapito di quelli umanistici, ci fa isolare e perdere la nostra umanità, la nostra capacità di ragionare come parte di un flusso, di una corrente. Il benessere non è quantificabile, e di sicuro non è monetizzabile e non si costruisce meccanicamente. Come esseri umani, dobbiamo ritrovare il posto giusto per “il signore”, quella parte del nostro cervello che è Dio, nell’eccezione laica del termine. Possiamo fare grandi passi nel futuro, ma non sarà con i viaggi spaziali, bensì con i percorsi faticosi ma appaganti della mente.

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