La gabbia del maschilismo tossico

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Non sei una femminuccia. Comportati da uomo. Quante volte lo abbiamo sentito dire. Ce lo siamo sentiti dire. O peggio, comportati da adulto, non fare il bambino. Come se ci fossero categorie più o meno nobili a cui tendere. Nelle quali donne e bambini sono un gradino sotto a quello dell’uomo. Del vero uomo. Dell’uomo che non deve chiedere mai. Capace di bastare a se stesso perché impavido, temerario, autosufficiente quando non addirittura ermafrodito. Lui si basta. Eccolo lì, il maschilismo tossico.

Eppure se c’è qualcosa che fa davvero la ricchezza di ognuno di noi è probabilmente lo nostra diversità. La capacità di saper coltivare e conservare il nostro lato femminile, così come il nostro lato bambino, sempre che tutto questo e questo tipo di categorie abbiano ancora un senso. Dato che è proprio dagli steccati di genere e dal giudizio – o peggio dal pregiudizio – che nascono il malessere e la violenza. Fomentati da una narrazione che si tramanda di generazione in generazione. Come una gabbia o una catena senza fine.

Molti di voi ricorderanno lo slogan di quello spot tanto in voga negli anni Ottanta, lo spot di un famoso profumo da uomo in cui si vedeva il braccio, la mano di una donna, spogliare il maschio di turno. Maschio che dopo poco afferrava e bloccava quello sbottonare sbottonato. “Per l’uomo che non deve chiedere mai” commentava poi la voce incarnando il pensiero l’uomo, del maschio della situazione. A suggellare il senso ultimo di una certa filosofi che purtroppo conosciamo bene. 

Questa pubblicità è, senza dubbio, l’esempio perfetto per dimostrare come l’immagine dell’uomo sia legata all’idea di una mascolinità tossica, attestando il fatto che un vero uomo non chiede nulla. Mai. L’uomo vero è un duro. Se la cava da solo in ogni situazione. Peccato solo che il rifiuto per tutto ciò che viene considerato femminile, e quindi debole, è anche all’origine di comportamenti e pensieri misogini e omofobi. È all’origine di tanta frustrazione e violenza. 

Frasi come “I veri uomini non piangono” oppure “non fare la femminuccia” possono influire, più di quanto si creda, sulla crescita e sulla salute mentale degli uomini, ma anche di chi gli sta attorno. Gli effetti negativi del patriarcato non si fermano a stereotipi e pregiudizi che riguardano solo le donne. Si riverberano anche nella vita degli uomini obbligati a rifiutare tutto ciò che è considerato femminile come, per esempio, lo è mostrare le proprie emozione oppure l’accettare un aiuto. Un vero uomo non piange mai.

“Se cercate un perfetto esempio di maschilismo tossico, lo potete trovare guardando cosa Putin sta facendo in Ucraina. Se Putin fosse stato una donna, cosa che ovviamente non è, non penso proprio che si sarebbe imbarcato in questa pazza e machista guerra di invasione e violenza”, ha dichiarato qualche settimana fa il dimissionario primo ministro inglese Boris Johnson, sottolineando che “nelle posizioni di potere c’è bisogno di una maggiore presenza femminile”. Ma a succedergli, a Downing Street, ci sarà davvero una donna?

L’osservazione del maschio Johnson nei confronti del maschio Putin, mi ricorda tanto quel detto popolare in cui il bue dà del cornuto all’asino. Soprattutto quando è la politica la prima ad avallare lo status quo. La mascolinità tossica non vede soltanto le donne come inferiori, ma ripudia anche tutti quegli uomini che non rientrano nei cliché che codificano un certo tipo di mascolinità virile e che spesso fanno fatica ad accettare la propria omosessualità. Perché, o sei uomo oppure vaff… ! 

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