L’avvento della seconda era

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L’opera di Tolkien, assurta ormai quasi a Bibbia del fantasy, è stata tradotta in 40 lingue e venduta in più di 150 milioni di copie. E dopo una serie di filmoni che hanno sviscerato avventure di elfi, hobbit e nani, ecco approdare su Prime Video una serie tv che è costata più di un miliardo di dollari.

In un mondo alienato dalle solitudini, le serie tv, da vedersi tranquilli a casa, al buio della propria stanzetta, sono foriere di mucchi di dollaroni, che giustificano i costi iperbolici delle collane televisive, che fino a pochi anni fa erano definite come sorelle minori del cinema.

Ma la fame degli spettatori non si placa ed ora, dopo le decine di ore della trilogie del Signore degli anelli e de Lo Hobbit, è più che disposta a chetarsi con le previste cinque stagioni de “Il Signore degli anelli, gli anelli del potere”.

I fatti narrati si collocano in un tempo precedente alla “Compagnia dell’anello”, migliaia di anni prima degli eventi raccontati ne “Lo Hobbit” e “Il Signore degli Anelli”, durante un periodo di relativa pace, nel corso della Seconda Era della Terra di Mezzo, si assiste alla forgiatura degli Anelli del Potere, all’ascesa dell’Oscuro Signore Sauron, alla caduta del regno insulare di Númenor e all’ultima alleanza tra Elfi e Uomini.

E chi ha tremato come una foglia alle cariche silvane degli Urukai, chi ha con orgoglio cavalcato coi mortiferi cavalieri di Rohan, chi si è nascosto nel tenebroso reame di Moria tra nani sbruffoni e rissosi, non può assolutamente perdersi questa collana di perle, o di anelli dorati, che promettono viaggi in favolosi reami sconosciuti. E questo i creatori della serie J. D. Payne e Patrick McKay lo sanno perfettamente.

Sanno che là fuori ci sono generazioni di fan-nerd (il primo film di Peter Jackson risale ormai al 2001). Genitori che da ragazzini si sono infatuati dei fatati reami e che ora sono probabilmente più che disposti a guardarsi la serie coi figli. Per non parlare dei fan più attempati, quelli che magari si sono letti il libro 30 o 40 anni fa e che hanno trovato un oggettivamente mirabolante mondo, riprodotto da Jackson nei suoi film. Che lo si voglia o no, certi eventi sono come gli tsunami, è inutile combattere la forza delle acque, che tutto travolgono. Al pari dell’onda anomala, il mondo creato da un ormai defunto e inconsapevole Tolkien, travolge appassionati e cosplayer, quelli che sono capaci di andare alla prima di un film travestiti da orco o da mago Gandalf.

Il 2 settembre, se fortunati e se abbiamo l’abbonamento a Prime Video, potremo accompagnare i personaggi favolosi del regno di Numenor nelle loro avventure: Isildur (Maxim Baldry), Elendil (Lloyd Owen), Pharazon (Trystan Gravelle) e Queen Regent Miriel (Cynthia Addai-Robinson), Kemen (Leon Wadham) ed Earien (Ema Horvath). La geografia fantastica di Tolkien ci accompagnerà attraverso i Regni elfici di Lindon ed Eregion, il Regno dei Nani di Khazad-dûm, le Southlands, i Northernmost Wastes e i Sundering Seas.

Riusciranno gli sfegatati appassionati a resistere un’estate intera di torrido calore per attendere i loro beniamini dalle orecchie a punta e dai piedi pelosi?

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