L’Europa e il cambio di tappo

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Di primo acchito sembra una fesseria, la classica norma europea come la misura dei cetrioli o la curvatura standard delle banane, invece ha il suo bel motivo. Dall’inizio di luglio, le bottiglie in pet nella UE, non avranno più tappi a vite.

E che cavolo, perché? Solo tappi a scatto, collegati alla bottiglia. Eh già, perché nell’impari lotta alla plastica, dove il polimero derivato del petrolio è un feroce drago e l’ambiente la tenera donzella in pericolo, bisogna avere il piglio di uno spavaldo guerriero della natura.

Pare infatti che: “i tappi e i coperchi di plastica dei contenitori utilizzati per bevande sono tra gli oggetti di plastica monouso più rinvenuti sulle spiagge.”

E dopo aver bandito piatti e posate di plastica, ora è il turno dei tappi a vite. Lo so, se da decenni bevete Fanta o Eptinger col tappo a vite, vedete come un affronto alla vostra way of life il dover stappare in altro modo le vostre bevande preferite. Eppure è solo una questione di abitudine. Anche portare i rifiuti all’ecocentro sembrava un sacrificio immane ed oggi invece è un atto che facciamo senza nemmeno stare più lì a pensarci.

Il “tethered caps”, ovvero il tappo a pressione con il filetto che lo collega al collo della bottiglia, entrerà in vigore per tutti gli alimenti liquidi in contenitori superiori ai tre litri.

In Svizzera, come spesso accade, ci adegueremo. Mi vedo già Lorenzo Quadri gridare alla dittatura della UE che ci impone tappi poco svizzeri e rivendicare il diritto di avvitare e svitare come cavolo gli pare le bottiglie in pet.

Probabilmente riuscirà a trovare un elvetico e patriottico motivo, per cui il tappo a vite è un classico simbolo di libertà in contrapposizione alla dittatura europea che impone al tappo di scattare con un pacato gesto del pollice. D’altronde lo sappiamo tutti che Winkelried svitava il tappo della borraccia.

Comunque, anche per le piccole aziende sarà un problemino non da poco, sottoposte alle pressioni dei fornitori. Eppure questi cambiamenti, che vanno nella direzione giusta, richiedono dei sacrifici. Li chiedono a noi consumatori, li chiedono all’economia e all’industria. Solo facendo ognuno il suo dovere, vedremo (forse) la luce in fondo al tunnel, per un mondo più armonioso, più verde e con un futuro più roseo. 

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