Meglio l’acqua del sindaco

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Un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno. Una quantità enorme ed inimmaginabile per la maggior parte delle persone. Queste sono le cifre di Acqua Sant’Anna, il più grosso produttore europeo di acque oligominerali.

Ma questa storia, giunge a un’assurdo che fa sorridere amaramente, in un mondo vicino al collasso climatico proprio a causa dei milioni di tonnellate di anidride carbonica che l’uomo produce giornalmente.

“La Co2 è introvabile e anche tutti i nostri concorrenti sono nella stessa situazione. Siamo disperati, è un altro problema gravissimo che si aggiunge ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti”, racconta Alberto Bertone, presidente ed amministratore delegato della società per azioni.
La crisi legata al Covid e alla guerra in ucraina, che ha interrotto la filiera anche alimentare e delle materie prime, colpisce il comparto delle bibite gassate, che non riescono più a reperire la CO2.
Un miliardo e mezzo di bottiglie sono tante. Calcolando una media di 30 centimetri di lunghezza per bottiglia, faremmo avanti e indietro dalla Luna quasi 1200 volte.

Potremmo semplicemente dire che è meglio bere acqua del rubinetto non gasata, e che miliardi di bottiglie servono solo a infognare il pianeta di plastica, mandando in giro per l’Europa camion pieni di una derrata che esce tranquillamente dai nostri rubinetti. Uno spreco epocale che mette le acque minerali ai primi posti come fautrici di un sistema assurdo e inquinante che non ha nessuno scopo reale se non fare business. Buona parte delle acque del rubinetto sono infatti bevibili e in alcuni paesi, come la Svizzera, sono decisamente ottime.

È difficile non vedere l’ironia nella scarsità di un componente gassoso che è presente nell’aria che respiriamo e che, con l’aumento significativo della sua presenza dovuta alle attività antropiche, sta accompagnando la nostra specie all’estinzione.

Un’emergenza che è sentita in tutta Europa. E se mi dispiace per i dipendenti di Sant’Anna, non posso non notare l’ironia e l’assurdità del nostro sistema consumistico, di cui le acque minerali sono il fulgido esempio: un prodotto inutile, inquinante, di cui si è creato il bisogno senza che ce ne fosse realmente necessità. Una cartina tornasole di un mondo in cui si instilla nelle persone il senso di necessità di prodotti assurdi, non realmente necessari e spessissimo inquinanti.

Noi svizzeri, che siamo idricamente dei privilegiati, dovremmo maggiormente fruire dei nostri rubinetti, “l’acqua del sindaco”, come si diceva una volta, alludendo al carattere pubblico della rete idrica. Un acqua che è identica a quella in bottiglia, con gli stessi sali minerali, oligoelementi e tutte quelle corbellerie che vi hanno convinto rendano le bottiglie più appetibili e sane.

Nel frattempo il mondo, con l’acqua alla gola, sta a guardare l’idiozia di una specie che si sta autodistruggendo, sorseggiando serenamene acqua in bottiglia.

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