Meraxes gigas, il T-Rex con le braccine

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Un gruppo di paleontologi ha riportato alla luce una nuova specie di un grande dinosauro carnivoro, i cui resti attendevano un incontro ravvicinato con i tenaci ricercatori, nella zona nord della Patagonia argentina.

Gli scienziati, euforici per il favoloso ritrovamento, lo hanno subito battezzato con il nome di “Meraxes Gigas” , omaggiando un drago che bruciacchia le pagine del libro “Le cronache del ghiaccio  e del fuoco” della fortunata saga de “Il Trono di Spade”.

Il rinvenimento, certamente di eclatante rilevanza, è avvenuto durante alcuni scavi nella fertile e sorprendente pancia della Formazione Huincul, un coacervo di rocce piuttosto friabili divenute l’arcano cimitero di presenze del Cretaceo superiore.

La supervisione dei lavori è stata coordinata da un team di studiosi argentini del Consiglio nazionale della ricerca scientifica e tecnica, affiancati da un manipolo di colleghi di altre prestigiose università.

Il cranio enorme e le braccine minuscole, quasi delle appendici apparentemente rinunciatarie, hanno fortemente richiamato alla memoria il celebratissimo Tyrannosaurus Rex di Jurassik Park, peraltro educato oltre modo (alla maniera del manuale comportamentalle dei teropodi del Mesozoico) in quanto abituato a preannunciarsi attraverso i concentrici cerchi sussultanti in un bicchiere d’acqua.

La curiosa particolarità degli arti anteriori accentuatamente brevilinei è oggetto di svariate ipotesi partorite dagli esperti, comunque obbligati a dissertare nel mondo delle ipotesi.

Che servissero per artigliare le prede, in una sorta di corpo a corpo, con potenti ravvicinati picconate di ferali artigli o che fossero la risultanza di un adattamento pre-Darwiniano, nell’opportuno rimpicciolimento concepito per evitare di “mangiarsele vicendevolmente”?

Restano fortunatamente i dati univoci, utili per una rigorosa schedatura: il “Meraxes Gigas” misurava circa 11 metri e pesava almeno 4 tonnellate.

L’esemplare ricomparso per la gioia dei paleontologi e dell’umanità che subisce il fascino di un passato trascendentale, appartiene comunque alla schiera dei dominanti giganti e da una attenta analisi osteo-istologica pare sia deceduto tra i 45 e i 53 anni.

Diciamo da adulto masticante, forse meritevole di sopravvivere qualche stagione in più, fra un oviraptor sgranocchiato merendevolmente e un pisolino all’ombra intrigante di una felce gigante. 

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