Napoli e la pizza omofoba

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“Non me ne fotte di consensi e di avere più clienti, o di candidarmi in politica per avere voti e fare soldi. Io sono un uomo e non voglio offendere la legge di Gesù Cristo, che ha creato uomo e donna. Non devo essere falso viscido e lecchino dei gay e delle lesbiche: io amo e ringrazio Dio che mi ha creato uomo e questo degrado che voi umani state accettando non lo condivido, quindi per me siete dei pervertiti infelici: volete far sentire gli altri sbagliati e torturare i bambini che vi guardano in tv per strada”.

Sei un fottuto genio. Se hai una pizzeria, come nel caso de “La pizzeria del presidente” a Napoli, e te ne esci con un post su Instagram del genere sei proprio uno che della vita ha capito tutto.

È successo recentemente nel capoluogo campano, dove Massimiliano di Caprio, il gestore de “La pizzeria del presidente” appunto, ha postato il suo astio antigay. Un atto gretto indubbiamente, ma soprattutto stupido dal punto di vista commerciale, perché se le statistiche accertano che almeno il 10% della popolazione è omosessuale (probabilmente per difetto) molti di più sono i simpatizzanti, gli “ally”, (ovvero alleati) come si suol dire nell’ambiente.

E infatti queste parole del proprietario del locale, notissimo nella zona, hanno suscitato un polverone, con numerosissime critiche sui social. La cosa poi è arrivata anche alle orecchie di quei politici, come la senatrice Monica Cirinnà, che hanno fatto dei diritti dei gay una bandiera. Il composto, come nella tradizione napoletana è montato e lievitato, fino a diventare un caso nazionale. Il che non è piaciuto molto al virilissimo, etero e nerboruto proprietario della pizzeria, che ha provato goffamente a scusarsi:

“Spiegarlo da vicino chiarirebbe tutto, ma rispondere non mi va più: l’unica cosa che posso scrivere è che chi mi conosce sa che ho amici gay, lavoratori gay: non sono omofobo e non porto odio sono stato offeso da un singolo e ho litigato con un singolo tutto qui”.

Certo, al pari di razzisti che quando li metti all’angolo ti dicono di avere amici terroni o musulmani, come se questo potesse giustificare una povertà di spirito e un’ottusità che sono palesi ai più.

Se sei omofobo e vuoi gridarlo al mondo, abbi almeno il coraggio delle tue azioni. Se posti su Instagram messaggi idioti del genere, cosa ti aspetti? Il plauso degli amici di Casapound? Non ti viene il dubbio che una buona parte di quelli che mangiano la tua pizza siano gay, loro familiari o amici? Non ti viene una certa titubanza, al pensiero che forse il popolo che ti segue sui social sia quello variegato che risiede nel mondo, con la sua sacrosanta percentuale di gay?

Certo se volevi una pizzeria “gay free”, come in Polonia ci sono le città o i paesi “Strefy wolne od LGBT”, ovvero “zone libere dal LGBT”, forse ci stai riuscendo.

Ed è meglio così, statevene tra di voi, fate gare di rutti e scoregge, datevi virili pacche sulle spalle e gioite di quante donne riuscite a sedurre mensilmente.

Anche se non capiamo l’odio, perché odiare i gay non ti rende né più etero né più uomo anzi, ti rende un ominicchio, un individuo da poco, che ha forse più incertezze di quello che pensa riguardo alla sua sessualità.

E poi Napoli ha milioni di pizzerie, vuoi che non se ne trovi una arcobaleno dove poter mangiare tutti in santa pace e dove le uniche differenze sono negli ingredienti della pizza?

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