Neruda, l’anguria e l’estasi estiva

Pubblicità

Di

Chi non apprezza la libidine e l’ebbrezza di una totale e sbrodolante immersione, a bocca spalancata nella mezzaluna polposa di una anguria matura e profumata, eviti pure la lettura di questo pezzuccio, limitandosi a considerare i semini del cocomero come un fastidioso elemento di ostruzionismo e di disturbo.

Ma se le fascinazioni del popone, addentato e aspirato alla moda della idrovora impenitente, qualche particolare suggestione vi trasmettono, continuate per un attimo a scorrere queste righe.

Che se agli esperti di botanica monta il vezzo di chiamare questo capolavoro di madre natura “Cucumis Citrullus” , squagliandosi nella sconfinata dottezza del latino, vorrei rammentare che un mio caro amico anguriota adora chiamarla il “melone cetrioloso”, aprendosi in un sorriso un tantino sguaiato.

E’ quell’amico che ieri sera, su un balcone intubato da una oscurità irrorata dal ronzio delle zanzare e percorsa da uno strambo pulviscolo di stelle che quasi caracollavano a terra, picchiettava con le sue sapienti nocche sul dorso di un bestione striato, fra il verde pisello e il verdone fogliame amazzonico, appena ripescato da una vasca pullulante di cubetti di ghiaccio.

Quando un cocomerone supera i venti chili merita un riverente rispetto e il momento del taglio, fatidico e trepidante dopo il protocollo del tassello “Urca che splendore, carnoso, florido e pieno”, si ritraduce in una sorta di ritualità che mischia ineluttabimente il profano con il religioso “Cacchio, un miracolo da archiviare in un amen”.

E poi il via, dentro la gara delle fettone che sembrano vascelli alla conquista delle papille gustative: anche la più raffinata fra le signore si tramuta, per una decina di minuti, in una vampiressa scomposta, sciabordante e via via sempre più rumorosa, nel rosario di cento rumoracci da fare incupire Monsignor della Casa .

Mentre cerco di non cadere nel prosaico innaffiando l’umanità che mi circonda , sguscia fra l’espulsione di un “gandolino” e l’altro  un momento di autentica bellezza.

Non rammento chi sia stato a citare il grande Pablo Neruda con la sua inarrivabile “Ode all’anguria” : 

” Il frutto dell’albero della sete / la balena verde dell’estate”.

La poesia si espande rallentando i convulsi movimenti della masticazione e giunge un momento di salvifica eleganza : “Si aprono i suoi emisferi /mostrando una bandiera / verde, bianca, scarlatta, / che si scioglie  / in cascata ,in zucchero, / in delizia…Ti trasformi / tra la dentatura e il desiderio/ soltanto in /luce fresca/ che si slega, / in sorgente/ che ci toccò / cantando”.

Finalmente una pausa, il silenzio che incrocia gli sguardi illanguiditi in un omaggio a chi ha saputo sovrapporre liricità assoluta all’ingordigia.

E mentre le parole del Poeta scivolano dolci onorando il più fresco di tutti i pianeti, la rotonda, suprema e celestiale anguria, si alza improvvida e fuori tempo la solita voce “Un’altra fetta, ma un pò più grossa stavolta”. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!