Parcheggi a Como: questione di civiltà

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Evvai ! Sarà il caldo, sarà la noia, una polemica ridicola e patetica sta tenendo banco tra l’afa di queste pigre giornate.

Parliamo della diatriba che vede da una parte il sindaco di Como, Alessandro Rapinese (eletto con una coalizione di centrodestra) e dall’altra un cittadino ticinese che, reo di avere posteggiato in una zona a traffico limitato e trovatosi suo malgrado invischiato in una bega internazionale ed ipermediatizzata, non la manda giù.

Coinvolti nel contenzioso, che da tempo vede levarsi gli scudi tra la giunta di Como e Lorenzo Quadri, ci sono appunto gli automobilisti del nostro cantone che posteggiano selvaggiamente in centro a Como. Ma non solo, ticinesi che, pur posteggiando in divieto di sosta, non pagano la multa, ecco che allora il sindaco di Como evoca la linea dura, punendo i recidivi con lo sgombero tramite carro attrezzi e un’ammenda di 300 euro (la multa più il lavoro del carro) per riavere indietro l’agognato bestione di lamiera.

Teniamo presente che i mancati incassi relativi alle multe per la città, ammontano a 300’000 euro l’anno, e la maggior parte di coloro che non pagano sono ticinesi e svizzeri.

Quadri, con la consueta onestà intellettuale, ventilava l’ipotesi che quelli che posteggiavano malamente nel centro di Como, fossero sì auto targate Ticino, ma con conducenti stranieri. Ovvio, sia mai che un ticinese se ne approfitti, faccia il prepotente, se ne sbatta delle leggi italiane!

Eppure a quanto pare, il proprietario del SUV non è uno straniero, ma proprio “vün di noss”. Uno dei nostri che piccato risponde al sindaco (dopo aver ritirato il macchinone ovviamente):

«Ho messo la macchina lì per spendere soldi nella città della quale è sindaco…non ci sono posteggi da nessuna parte e purtroppo l’unica scelta era mettere la macchina dove la metto da dieci anni»

E, certo, siccome violo il codice stradale da dieci anni, è quasi dovuto che mi lascino in pace, e il fatto che spendo soldi in città, andando magari al ristorante (per spendere meno che in Svizzera), dovrebbe darmi il diritto all’esenzione dell’ammenda. Un ragionare che è patetico e proprio nelle corde del pensiero Quadri-leghista, dove la presunta superiorità dello svizzero rispetto all’italiano, dovrebbe garantire diritti feudali come nel Medioevo.

Una cosa dico all’automobilista e a Quadri. Le leggi valgono per tutti. Non è che il leghista o il pirlone di turno hanno diritto a fare quello che vogliono, a parcheggiare selvaggiamente, non pagare multe e poi venire a fare i piangina perché la legge fa il suo corso. Ma Quadri, come dicevamo, millanta una presunta superiorità e nel suo profilo facebook dichiara:

“Solite menate. Targa svizzera non significa affatto passaporto svizzero. Specie in un cantone come il nostro, dove quasi il 30% della popolazione è straniera, e se si aggiungono i beneficiari di naturalizzazioni facili… Quindi il titolare del veicolo rimosso potrebbe benissimo essere un italiano residente in Ticino. Ossia un connazionale del sindaco di Como.

Comunque, se oltre confine il rispetto del codice della strada è giustamente considerato fondamentale, al di qua della ramina potremmo potenziare i radar per intercettare i frontalieri con il piedino pesante.

Visto che, grazie al franco forte, i frontalieri hanno ottenuto di fatto un aumento in busta paga, ed in più beneficiano degli sconti sulla benzina che a noi la partitocrazia nega, possono anche lasciare qualche soldino sul territorio.”

E certo, ovvio. Siccome lo stato italiano aiuta gli automobilisti riducendo le tasse sui carburanti, allora noi multiamoli di più per fare cassetta. Un’idea demente che mostra tutta la pochezza intellettuale di Quadri, un uomo ormai schiavo della fissazione volta a punire in qualche modo l’”odiato” italiano e a garantire privilegi assurdi ai ticinesi.

Il sindaco Rapinese ha comunque dichiarato lapidario al CdT:

“Gli svizzeri stessi dovrebbero essere contenti di sapere che un loro connazionale […] dopo aver bellamente infranto il divieto di accesso in Ztl e aver lasciato l’auto davanti a una farmacia, è stato immediatamente intercettato e sanzionato. Mi sembra una questione di civiltà”

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