Salute mentale, tra i giovani è emergenza

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Ansia e depressione sono ormai abituali compagne di vita dei nostri ragazzi, ma, attenzione, il Covid-19 ha solo accelerato una tendenza già in atto. Con la pandemia sono stati soprattutto loro ad averne sofferto di più. Anche se ancora non disponiamo di dati precisi, nel 2021, in Svizzera, il numero dei tentati suicidi tra gli adolescenti, è aumentato drasticamente. Dopo quella accidentale, il suicidio, è la seconda causa di morte tra i giovani d’età compresa fra i 10 e i 19 anni. Ma il problema non tocca solo la Svizzera. Per esempio, negli Stati Uniti, i ragazzi che decidono di togliersi la vita tra i 10 e i 24 anni, rimasti stabili per decenni, sono aumentati del 60% fra il 2007 e il 2018. Un’emergenza, come mai prima d’ora s’era vista.  

K. aveva appena 14 anni. Si è uccisa in un modo terribile, buttandosi sotto un treno. Da un anno viveva isolata, con il terrore per qualsiasi contatto e, poco alla volta, ha perso interesse in tutto. La sua però non è che una delle tante drammatiche storie che ultimamente si sentono raccontare a riprova dell’impatto psicologico che la pandemia ha avuto sui nostri adolescenti.

La madre di K., cosciente del malessere della figlia, la seguiva, le parlava, le stava vicino. Eppure non è bastato. Non è servito neppure il fatto che K. vedesse regolarmente una psicologa. Quello che, più di ogni altra cosa, ha scioccato la madre di K. è però il numero dei casi di crisi d’ansia o depressione, autolesionismo, disturbi alimentari, scatti improvvisi e violenti che ha riscontrato fra i coetanei di sua figlia.

Ragazzi e ragazze che non stanno bene. Che sono la prova di una devastante crisi nell’ambito della salute mentale che inesorabilmente sta colpendo i nostri figli. Due anni, quelli che ci ha rubato la pandemia, sono un’eternità per un adolescente. Ma i periodi di lockdown hanno solo esasperato una fragilità che arriva da lontano. Anche perché oggi la pubertà inizia molto prima. In pochi decenni si è abbassata dai 16 ai 12 anni.

E, in questi anni, se il consumo di alcol, tabacco e altre sostanze stupefacenti è diminuito, al contrario sono aumentate l’ansia e la depressione. All’epidemia da Covid-19 è seguita un’altra non meno grave, quella che riguarda la sfera psichica. E purtroppo, a far compagnia ai giovani d’oggi, ci sono i videogiochi e i social, che hanno preso il posto della compagnia fisica di un tempo. La loro rete sociale è troppo spesso virtuale.

Si parla tanto della solitudine degli anziani, un problema serio e reale, eppure la generazione Z, la prima ad essere diventata grande potendo godere dell’accesso a Internet fin dall’infanzia, ad essere cresciuta costantemente collegata al resto del mondo, in realtà, è la più sola di sempre. Un dato di fatto che ci racconta del disagio in cui vivono i nostri giovani. Così quella che si è abbattuta su di loro è una tempesta perfetta.

Ma come lo si può spiegare tutto ciò? Cosa c’è all’origine del malessere, del male oscuro che intacca dal di dentro i nostri ragazzi? Ci vengono in auto le parole e il pensiero raccolti in un articolo pubblicato dalla rivista online Doppiozero del filosofo e psicanalista Umberto Galimberti:

I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che caratterizzano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.

Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome.

E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite inquietante che Nietzsche definisce: «Nichilismo: manca il fine, manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore».

E perciò le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato. Un po’ di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un po’ di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione, tanta solitudine tipica di quell’individualismo esasperato, sconosciuto alle generazioni precedenti, indotto dalla persuasione che – stante l’inaridimento di tutti i legami affettivi – non ci si salva se non da soli, magari attaccandosi, nel deserto dei valori, a quell’unico generatore simbolico di tutti i valori che nella nostra cultura si chiama denaro.

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