Salvini, i voto e le Madonne

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La partenza di Mario Draghi, ancora tiepido di ripittura parlamentare che si stempera dai pastelli a cera agli acquerelli che poi svaniscono, scatena una delle prime apparizioni TV di Salvini, giacca sartoriale color carta da zucchero e nodo della cravatta ben impostato, dopo gli utili allenamenti con i nodi scorsoi istituzionali.

Il Matteo della Lega, senza affidare minuti preziosi alle riflessioni da sciacquone, sta pigiando con prodigioso tempismo l’acceleratore della campagna elettorale ripartendo dalla pagante strategia della parete mistica, che non si presta a mistificazioni.

L’inquadratura televisiva è un capolavoro di devozione e di pia venerazione, appena disturbata da un tricolore che copre parzialmente un probabile quadretto dell’Arcangelo Gabriele: e poi, su quel muro consacrato alle spalle di un leader ora orante ora imperante, troneggiano una Madonna con Bambino su uno sfondo avorio e sulla sinistra una santa afflitta che regge una teca. Non mancano una sorta di pendolo per il timing delle penitenze da comminare alle sinistre e il volto di un nero bimbetto di rubino vestito, fra le braccia di un missionario.

La fatidica tornata elettorale è ravvicinata come due meloni in un corpetto teso e il Capo si rivolge ai telespettatori con il suo collaudato schema da spelling elementare, diretto, plastico e fruibile.

Riassume la crisi di governo – non certo voluta e se per caso voluta nata da una aliena responsabilità altrui ben cresciuta – dentro la rassicurante impalcatura della patria e della famiglia e dei valori fondanti stipati sul Carroccio che non conosce smottamenti: l’Italia agli italiani, Europa ma senza esagerare, sicurezza sociale, rive marinare presidiate e guinzaglio ai gommoni,  citofoni da premere senza pregiudizio.

Il Matteo Ruspante snocciola il programma della Lega come fosse un rosario e con il vocione da socio del calcetto annuncia: “Siamo pronti, non c ‘è tempo da perdere. I problemi delle famiglie a casa sono le bollette, i mutui e l’inflazione che sgomita. Abbiamo due dossier come centrodestra: la riforma delle pensioni per la quale proponiamo ‘quota 41’ e la pace fiscale, per un accordo definitivo fra cittadini e fisco rottamando alcune cartelle come atto di giustizia sociale”.

E mentre San Matteo evoca il rinnovo dello sconto benzina, la sensazione è che dalla parete caschino un paio di frecce dal corpo di San Sebastiano.

Troppe frecce, per la miseria, mentre a Letta si conficca al massimo una mezza graffetta nel polpastrello dell’indice sinistro, uguale sparato a quello che si sta rosicchiando Conte, impegnato a ricontare le 5 Stelle che sono qualcosa di meno, chissà perché giacché mancano i poiché.  

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