Stuprata a 10 anni in Ohio

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Il caso orrendo di una ragazzina stuprata e rimasta incinta, porta in cima alla lista delle rivendicazioni il diritto all’aborto. Il caso è avvenuto in Ohio.

Certo, alcuni diranno che è un caso limite. Vero. Ma se le leggi non le facciamo per i casi limite a che servono? E se avesse 16 anni cambierebbe qualcosa? E se ne avesse 30? La decisione della corte suprema statunitense, a maggioranza conservatrice grazie alle elezioni di giudici fatte da Donald Trump negli anni del suo mandato, che ha sancito l’illegalità dell’aborto, lascia basiti.

In un mondo come il nostro, dove i valori dell’illuminismo, dell’autodeterminazione, della protezione dei più fragili sono ancora forti e presenti, la decisione gretta e vergognosa della corte suprema USA, lascia basiti. La storia, è venuta a galla grazie a una ginecologa dell’Indiana, Caitlin Bernard, che ha dovuto seguire il caso allertata da un collega in Ohio che le sottoponeva il caso della bimba, che era già incinta di sei settimane e tre giorni. Subito dopo l’abolizione di Roe contro Wade, i legislatori dell’Ohio avevano bandito qualsiasi aborto dopo le sei settimane di gravidanza.

E siamo di fronte all’orrore puro, dove allo stupro si aggiunge la violenza di stato, che invece di proteggere la bambina le impone un parto per tutelare la vita dell’embrione, devastando però ancor di più la vita della piccola, che allo stupro dovrebbe aggiungere il parto e la probabile adozione del bambino con tutto ciò che questo comporta. Vite al limite, vite ai margini e disperate. Queste persone lo stato è chiamato a proteggere.

L’assurda decisione della corte suprema, apre la via a una migrazione di donne, che saranno costrette, per abortire, a volare in quegli stati dove la legge ancora permette l’interruzione di gravidanza. La variante? Un aborto in casa, come una volta, con donne praticone che mettono a repentaglio la vita delle pazienti con pratiche clandestine. In Indiana, per ora l’aborto è ancora permesso, ma lo stato del midwest, dove l’America profonda è stata costruita con la bibbia e la pistola, si dovrebbe adeguare a breve. 

La dottoressa Barnard, ha visto, in questi giorni, la sua clinica presa d’assalto da donne che ormai non possono più fare capo alle strutture sanitarie dai confinanti Ohio e Kentucky. Nel marasma a seguito della sentenza della corte suprema, l’America si è divisa tra stati progressisti e conservatori, facendo non solo arretrare l’orologio dei diritti dei singoli, tanto decantati dai repubblicani, ma imponendo un esodo tragico che peraltro non tutte le donne possono permettersi.

Saranno infatti le fasce più povere a pagare quest’abnorme decisione, persone prive di mezzi e di denaro con una sola scelta: tenere il bambino o rivolgersi al fai da te.

In tutta questa storia, risalta come l’insegna al neon di una casa da gioco in Nevada l’età della bambina: 10 anni. Ricordate cosa sono 10 anni? Ricordate i giochi spensierati nel piazzale, le coccole della mamma, la quinta elementare e la maestra che ci dava i compiti? Fate un dovere di rammentare cosa siano 10 primavere, stagioni di un’infanzia orribile, resa ancora più greve da una legge che gioca coi sentimenti delle persone per puro tornaconto politico. 

Perché l’ipocrisia dietro a queste sentenze è vasta e spaventosa, ce l’ha raccontata Norma McCorvey, suo malgrado protagonista proprio della storica sentenza del 1972 “Roe* contro Wade”. La McCorvey divenne un simbolo del diritto all’aborto, per poi cambiare idea in seguito e sposare le cause antiabortiste e diventando una bandiera delle associazioni religiose. 

Vicina alla morte, Norma vuotò il sacco: “ero disperata e avevo bisogno e loro mi hanno dato dei soldi, un sacco di soldi”. Un altro stupro, un’altra violenza, in dolori che si sommano e che non conoscono pietà. Tra poco le elezioni di midterm ci diranno che tipo di America è scaturita da questa storia e si è svegliata, se quella illuminista e che si rifà ai valori della rivoluzione o quella oscura dei padri di Salem.

*Roe era lo pseudonimo della McCorvey, anonimizzata per proteggerne la privacy.

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