Trump e le case vista mare

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Se gli oceani si alzano avremo più case vista mare”. Questa è una delle ultime dichiarazioni di Donald Trump a un comizio in Alaska a sostegno dell’immarcescibile e destrorsa Sarah Palin, ex miss dello Stato ed ex candidata alla presidenza.

Curiosamente, in passato, l’industria del porno si era gettata a piene mani sul tycoon e sulla Palin, creando numerose parodie hot. (Leggi qui)

https://gas.social/2021/02/addio-flynt-re-del-porno-ira-di-trump/

D’altronde, il connubio tra i due è quasi fisiologico e naturale, una simbiosi atta a sollevare gli animi virili di erculei alaskani, gente che porta i grizzly al guinzaglio e che gira a cavallo dei trichechi. Scherzi a parte, le elezioni di midterm hanno dato la sveglia al presidente golpista, che in questi mesi è sotto torchio per l’attacco a Capitol Hill. Le ultime testimonianze infatti – e soprattutto quella di Cassidy Hutchinson stretta collaboratrice dell’ex chief of staff Mark Meadows – sono pesanti. La Hutchinson aveva confermato che non solo Trump sapeva di aver aizzato i folli all’assalto del Campidoglio, ma che avrebbe anche voluto andare con loro, cosa che gli fu impedita dallo staff della sicurezza.

La storia rimane comunque sempre la stessa e la battuta sulle case vista mare è tristemente sconfortante. Nonostante i disastri climatici evidenti a tutti, soprattutto agli abitanti dell’Alaska che vedono sciogliersi il permafrost millenario e si confrontano con temperature mai viste, Trump e i suoi continuano sulla strada del negazionismo che minimizza quanto sta accadendo. Armarsi? Un diritto. Il secondo emendamento ce lo permette, e con la Palin, cacciatrice e maniaca delle armi, il gioco è facile. Trump parla di nuovo alla pancia dell’America, quella gretta e livorosa, arrabbiata con tutto e tutti, quella con in testa un copricapo cornuto e un M16 a tracolla.

Certo non sono tutti farabutti, ma la storia c‘insegna che non c’è bisogno di una grande massa, bastano pochi fanatici pronti a tutto che possono trascinarsi dietro il branco dei pecoroni, con grande facilità. Gli Usa, che sembrano sempre più fragili, si trovano oggi confrontati anche con la battaglia sull’aborto, una questione spinosa e dolorosa, che va a toccare corde sensibilità tra le minoranze più povere. (Leggi qui)

https://gas.social/2022/07/stuprata-a-10-anni-in-ohio/

Basterà questo a mobilitare il popolo ed evitare la disfatta prevista per i democratici alle elezioni di midterm? Ma soprattutto, riusciranno gli USA a uscire da un gorgo che ormai sembra aver corroso le rive sabbiose del paese mangiandosene sempre di più man mano che il tempo passa? La metafora climatica, rende appieno l’idea di una nazione che sembra ormai una nave con le vele sfilacciate, trascinata in un maleström. Un equipaggio disperato che guarda il fondo dell’abisso senza più riuscire a risalire il muro d’acqua che inesorabilmente la trascina a fondo. Biden, presidente che non suscita entusiasmi, non è forse il miglior capitano in caso di tempesta, ma questo hanno gli americani.

L’8 novembre, gli statunitensi voteranno e rinnoveranno in parte le cariche del Congresso e del Senato. Un appuntamento che spesso fa tremare le vene dei polsi anche all’Europa.
Riuscirà Trump a rinfocolare il marasma di astio e rabbia che cova in buona parte degli americani?


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