Baratti dell’UDC: aggressione!

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Farebbe quasi tenerezza, Diego Baratti, se non fosse il presidente ticinese dei giovani UDC. Il suo grido accorato ricorda discriminazioni, che a sinistra, si sono sempre combattute: è una colpa essere UDC?

E con qualche sfumatura lessicale è ciò che il povero Baratti, trattato come quelle minoranze che da sempre gli UDC schifano, ha affidato ai social media.

I fatti accorsi al Baratti, avvengono in quel di Basilea, accogliente e graziosa cittadina (come quasi tutte quelle svizzere, ammettiamolo) bagnata dal Reno. 

Ed è proprio sul Reno che avviene il fattaccio, in un tipico baretto che si affaccia sulle rive del maestoso fiume, il “Faehriboedeli”.

Una location carina e suggestiva dove il giovane UDC, in compagnia di altri esponenti del partito, decide di sedersi per farsi uno spritz, o una gazzosa magari. Il “Faehriboedeli” si vende bene, dal suo sito leggiamo:

“Il sole splende, il vestito estivo è uscito dall’armadio e le infradito indossate: tutto è pronto per un’accogliente serata sul Reno. Il “faehriboedeli”, sotto il Pfalz (la terrazza panoramica a Basilea che si affaccia sulla città vecchia) è il luogo perfetto per farla, con bevande rinfrescanti, un barbecue mediterraneo e una vista di prima classe sul Reno, vieni da noi!”

Un locale che fa dell’accoglienza, col motto di “my casa es tu casa”, uno dei perni della propria attività. Ma c’è un ma…my casa es tu casa ma non per gli UDC. Leggiamo dall’indignato post di Baratti:

“Una cosa così non mi era mai successa! Dopo l’assemblea dei delegati dei Giovani UDC Svizzera, ci siamo recati in questo grazioso bar, Fähribödeli, sulle rive del Reno. Il barista, riconoscendo alcuni volti noti dell’UDC, ha rifiutato di servirci in quanto membri UDC.”

Possiamo immaginare lo scorno di Baratti e compagnia. Il gestore del “Faehriboedeli”, che mutua il proprio nome dai traghetti renani, ha probabilmente vecchie ruggini con il partito, al punto di fare un gesto eclatante e non usuale: non servire dei clienti.

Vabbè, un caso isolato…e invece no. Il povero Baratti, e ormai noi da buonisti cominciamo a solidarizzare con lui, non vede ancora terminate le sue disavventure. Una volta sfrattati dal locale, la passeggiata dei giovani UDC prosegue e anche il post del Baratti:

“…Più tardi, sempre a Basilea, camminando tranquillamente per le città, riconoscendo il volto del nostro presidente alcuni passanti ci hanno gettato dei gavettoni (non voluti) d’acqua.

La nostra colpa? Essere UDC.”

Che cosa brutta essere discriminati, per il colore della pelle, per la religione o… per l’appartenenza a un partito politico. Certo che decenni a pecore nere prese a calci nel sedere, ratti frontalieri e musulmani dipinti come orchi di Mordor qualche segno lo hanno lasciato. Una cosa però verrebbe da dire a Diego Baratti: forse un esamino di coscienza sarebbe una buona cosa, visto che non siamo a conoscenza di altri compagini politiche giovanili fatte segno di così tanto interesse. 

Magari un atteggiamento meno aggressivo e provocatorio, eviterebbe “discriminazioni” così eclatanti.

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