Come scrisse Vichi: non tutto è perduto

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Quando un commissario va in pensione: ecco il Bordelli di quest’anno. Con Marco Vichi è sempre un bel leggere…

È un Bordelli particolare quello che si presenta sulla scena del nuovo romanzo di Marco Vichi: in mano porta il triste cartone, quello dell’addio o separazione, quello che contiene tutti gli «effetti personali da ufficio». E’ l’ultimo suo giorno di lavoro, è il primo della cosiddetta pensione. Niente sarà più come prima, la vita adesso è  … da ex.

Siamo nel 1970 ed il mondo ha il fiato sospeso per gli astronauti vaganti per lo spazio, chissà se riusciranno mai a salvarli? Lui, l’ex-commissario, fa un po’ i conti con la nuova realtà: nella sua isolata casa a Impruneta: le passeggiate nei boschi con o senza cane (sarà Blisk il cagnone a decidere), le letture (la tanto amata Alba De Cespedes) infine ma non da ultimo la sua giovane quanto fantastica fidanzata, bella e in gamba come solo nei romanzi. Nella sua testa, impreparata al grande cambiamento, c’è un vecchio caso che ogni tanto riaffiora, quello dell’esordio. Una storia sepolta in fretta ma rimasta lì, irrisolta: un giovane rampollo di famigliona fascistona, è una storia di 23 anni prima, era stato assassinato anche brutalmente e nessuno ha mai veramente cercato la verità. Perché? solo un’esigenza di non rinnovare l’odio tra fascisti e partigiani oppure c’era altro? E lui, Bordelli, perché una volta invitato a lasciar perdere, ha obbedito? «Questo è il momento ideale per riparare: è finita la carriera all’interno dell’ispettorato, ma non la vita»: questi i pensieri del neopensionato. 

Senza mai rinunciare ai pochi ma selezionati amici, la confraternita che ama ritrovarsi ogni tanto in una cena con racconto finale individuale obbligatorio (ognuno deve proporre il proprio: davvero niente male come idea), Bordelli accetta di dare un colpo di mano al suo decennale amico e collega speciale Piras. Così, di contrabbando, per vedere l’effetto che fa. Caso vuole che poi incontri il colonnello Arcieri, sì, l’eroe seriale dell’altro grande maestro del giallo toscano: Leonardo Gori (carina questo escamotage, un po’ come vedere Clint Eastwood in versione cow boy in una riedizione di «Ombre rosse»). 

Nelle 450 e passa pagine abbiamo dunque due inchieste separate da 23 anni, un tran tran inquieto ma per nulla «quiescente», belle letture, ottime relazioni e sempre apprezzati pasti (come «giallo» comanda). Un contesto che ci fa amare molto l’eroe di Vichi perché il suo essere comunque legato a valori fermi, direttamente provenienti dalla Resistenza, di amare la giustizia anche quando si deve andare oltre la legalità, di osservare il mondo con gli occhi degli ultimi: beh tutto questo misura il ventennio di successi di Marco Vichi. E il finale … beh qui siamo al sorprendente che non vogliamo rivelare. Ci basta dire che con Marco Vichi è sempre un bel leggere, e non casualmente questa buona abitudine dura da … vent’anni. 

«Non tutto è perduto», 2022, MARCO VICHI, ed. Guanda, 2022, pag. 456, Euro 19.00.

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