Dialogo sulla United e… i giovani

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Clamorose le notizie dall’Inghilterra … 

Già, è caduta una cattedrale, una delle più famose d’oltre Manica. Il Manchester United che in 35 minuti becca quattro reti dal Brentford (Brendford chi?) è fuori da ogni cognizione. Uno dei club più ricchi al mondo, forse anche «il» più ricco, che se ne sta inerme ad incassare colpi da una piccola squadra è una notiziona. Il tempo dirà se il crollo ha inciso anche nella fondamenta. Intanto è all’ultimo  posto in classifica di Première. 

Ma Ronaldo ha giocato ?

In campo ci è andato e non è stato sostituito. Però che abbia giocato non si sa. Siamo al rovescio della medaglia: ci sono calciatori che fanno la fortuna di una squadra e ce ne sono altri che invece la disfano, non importano blasone (i reds hanno vinto un po’ di campionati e una manciata di coppe dei campioni) e storia (fondata nel 1878, uno-otto-sette-otto!). I capricci del portoghese quest’anno stanno facendo danni immani, in pratica fra i suoi compagni attuali c’è più nessuno che lo sopporta. Che finale ridicolo (cito Jack O’Malley, su«Il Foglio» del 13 agosto: «lui vuole continuare a fare la splendida senza più esserlo, neanche da lontano»).

Eppure figura ancora nella lista dei «nominati» al pallone d’oro.

Ci sono vittorie e vittorie. La cronaca, assai triste (è morto la settimana scorsa) ha riacceso i fari su Garella, un numero uno che i più attempati ricordano bene. Lui, questo portiere anomalo, imbatibile dalla cintola in giù (sembrava prestato dal disco su ghiaccio) ha vinto poco ma tantissimo. Nel senso che i suoi successi hanno un peso specifico ben oltrepassante il pallone d’oro. Due scudetti, solo due, ma stratosferici: il primo a Verona (Verona!) eppoi … a Napoli. Non un titolo ma una beatificazione. In un camposanto campano, finiti i festeggiamenti, si è potuto leggere su di una tomba di un grande tifofo: «non sai cosa ti sei perso». Certo erano i tempi di … Dio («alto, biondo, con gli occih azzurri: a noi piaceva vederlo così» ha sancito Maurizio De Giovanni)

Neanche farlo apposta Verona e Napoli si sono incontrate nella prima del nuovo campionato … 

Sì, ed è pure stata una delle poche partite potabili del campionato italiano. Con i soliti beceri risvolti: ai cori razzisti dei veronesi e risposte «letterarie» dai campani: «Giulietta è ancora una zoccola». 

Ti vedo però imbronciato, cos’è che ti angustia ?

La settimana scorsa ho dato un’informazione incompleta: quella sui giovani. Non sono solo la ruota di scorta nei momenti di mancanza di soldi, la situazione è ancora peggiore. I giovani, almeno in Italia, sono i capretti da sacrificare per il pranzo pasquale: i pochi vendibili, non importa il loro valore. Qui l’Inter è inarrivabile: dal suo cantiere (che non è poco) sono usciti per incassi irrisori campioncini e campioni veri. Zaniolo, i fratelli Esposito, Gnonto, Pinamonti, il talentuoso Casadei (un 2003!),  per fare qualche nome. 

Non mi sembra una lacuna tanto grave, dai … in fondo c’è chi compra solo usato, anche rotto, 

Lasciamo stare anche la Juve e torniamo ai «piccoli». Al di sotto dei cosiddetti «boys», o «allievi» o «junior», c’è un’infinita platea di bambini che può essere trasformata in una mammella infinita. Facendo leva sui loro sogni e, più nocivi ancora, quelli dei loro genitori, vengono organizzati dei «campus». Settimane intensive firmate dai grandi club (e qualche loro ambasciatore poi invisibile) che un albergo a cinque stelle costa meno. Una settimana «da cantera», una possibilità di farsi vedere (boh ?) dagli allenatori giovanili di Barcellona, Milan, Atalanta, Inter … . Anche in Ticino ne venogno organizzati. Poi magari, come premio, sempre a pagamento, una visita allo stadio di questi club, il loro museo, con i loro gadget a prezzo ridotto. Una fiera delle illusioni dove si paga per diventare tifosi… mah.

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