Gelso, l’albero del futuro

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Se perfino il re dei cabarettisti della politica italiana l’ha capita, qualcosa vorrà pur significare. Nei fuochi d’artificio del programma del Cavaliere, dopo il milione di posti di lavoro di qualche anno fa, oggi, fra i primi impegni presi con gli elettori da Silvio Berlusconi c’è un milione di nuovi alberi piantati per far fronte al surriscaldamento climatico e alla calura. Sì, il cambiamento in atto lo si combatte anche a suon di nuovi alberi piantati per ridare fiato al nostro Pianeta. È tempo di dare priorità al verde. Già. Ma quali alberi sarebbe meglio piantare? Cosa scegliere? Senza dubbio, anche in questo caso, la varietà risulta vincente, ma tra gli alberi che più di altri ci offrono degli innegabili vantaggi ce n’è uno che arriva dritto dritto dal passato, pur essendo perfetto anche per il nostro prossimo futuro. Si tratta del gelso. 

Sono di parte, lo ammetto. Per due ragioni almeno. La prima è che da bambino andavo matto per i gelsi. Gelsi bianchi, neri o rossi. Ero goloso di queste gemme dolcissime e preziose, di queste more che in un tempo nemmeno poi così lontano erano parecchio apprezzate. Nell’Europa meridionale il gelso veniva coltivato per i suoi frutti. Oggi però è soprattutto un albero ornamentale e la presenza di gelsi da frutto è piuttosto rara. Gli alberi tutt’ora presenti sono per la maggior parte molto vecchi. Il gelso può essere ormai classificato nei frutti rari e dimenticati.

La seconda ragione che mi lega al gelso c’entra con la morte della mia bisnonna Lucia. Me la ricordo bene, era davvero una donna di un’altra epoca, cresciuta in mezzo ai campi, madre di 12 figli, che alla tenera età di 95 anni, non trovando nessuno che le cogliesse dei gelsi, c’è salita lei sull’albero a raccoglierseli da sola. Peccato solo che cadendo dalla pianta s’è rotta un femore e da lì a poco è poi morta. Anche il gelso è una pianta che appartiene a un’altra epoca proprio come la mia bisnonna. L’allevamento del baco da seta e la filatura dei bozzoli è praticamente scomparsa, ma a metà Ottocento era una delle attività più diffuse e remunerative.

E il gelso, che è una pianta rustica e resistente, era perfetto nell’allevamento dei bachi da seta. Le foglie, tenere e appetitose erano un cibo delizioso e nutriente per le larve del baco da seta. Oggi invece, quelle stesse identiche foglie, tornano utilissime nel catturare la CO2 presente nell’aria. Una capacità di catturare moltissima anidride carbonica che avviene anche con i rami e con le sue radici. Il gelso è efficacissimo anche nella purificazione del suolo. In pratica, le radici di questo albero, sono più spesse quanto più sono vicine al tronco e creano un reticolo sottile che agisce da filtro, assorbendo gli agenti inquinanti presenti nel suolo.

Per tutte queste ragioni, oggi che dobbiamo metterci del nostro per contrastare in qualche modo il surriscaldamento climatico, il gelso torna a essere di nuovo un nostro prezioso alleato. Eppure è una pianta straordinaria i cui frutti, dissetanti e zuccherini, sono noti e usati fin dai tempi dei romani. Le sue capacità di depurazione dell’ambiente lo rendono un candidato perfetto non solo per le zone industriali, che troppo spesso inquinano sia l’aria che il suolo circostante, ma anche per i nostro giardini e per i parchi cittadini in cui, sempre più spesso finiremo per cercare un po’ di refrigerio e – perché no – anche qualcosa di dolce e dissetante che sia la prova di come anche il futuro che ci attende, potrebbe essere meno cupo di quel che pensiamo.

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