Gorbachev e l’ecologia dell’anima

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Mikhail Gorbachev è stato un grande leader. Al saldo di chi lo ha amato e chi odiato, non si può negargli la levatura da statista quale è stato in un periodo di grandi cambiamenti.

Il presidente USA Ronald Regan, in una visione occidentocentrica (mi si perdoni il neologismo), si prese tutto il merito della distensione tra USA e l’allora URRS, quando meriti, se ce ne furono, erano da ascrivere soprattutto alla coraggiosa e abile leadership di Gorbachev, l’ultimo segretario del partito comunista russo, leader dell’allora Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. 

Un’impero che, nonostante le paure occidentali, aveva arrancato per più di quarant’anni inseguendo la grande potenza industriale statunitense e spendendo in armamenti cifre iperboliche per cercare di stare in pari. 

Il nucleare, fu alla fine l’unico deterrente che impedì l’incendiarsi di una nuova guerra tra due grandi imperi le cui ideologie erano antitetiche.

Gorbachev, con grande lucidità e competenza, traghettò l’allora URSS nella perestroika e nella glasnost, termini russi che imparammo a conoscere. La riforma e la trasparenza, portarono poi allo sfascio dell’URRS e al crollo conseguente del muro di Berlino, ideale simbolo della cortina di ferro che per decenni aveva separato gli stati sovietici con l’occidente.

A coloro i quali quello di Gorbachev sembra un fallimento, bisogna ricordare l’uomo, che moderno Lindbergh, cercò di volare il più a lungo possibile, nella maniera più indolore possibile, per approdare a una riva che permettesse di atterrare senza una rovinosa caduta. Un compito improbo per chiunque, ma che Michail Gorbachev gestì al meglio delle sue possibilità.

E pensando oggi a leader come Putin, piccoli despoti seduti sule spalle di giganti, non si può che rimpiangere leader come Michail Gorbachev, che in se stesso incarnava la forza dell’orso russo, l’astuzia della volpe e un’intelligenza e saggezza acute e taglienti come sciabole cosacche.

Non è un caso se la sua morte è passata quasi in sordina in Russia. Per la narrazione Putiniana, Gorbachev è e rimane il simbolo del fallimento di un impero, del crollo di una Russia che Vladimir, nei suoi sogni più spinti, vorrebbe probabilmente ricostituire.

Michail Gorbachev, che piaccia o no, come hanno detto alcuni, diede la libertà ai russi, fece un gesto di grande intelligenza, un percorso ineluttabile in cui c’era poco margine di manovra e serviva mantenere la barra al centro senza far rovesciare la barca. Di lui, i suoi colleghi piccoli politici servi di un sistema paradittatoriale hanno detto tutto il male possibile, addirittura che il conflitto ucraino è conseguenza delle sue politiche. La televisione di stato russa ha semplicemente dato l’annuncio della sua morte senza commenti e Putin ha dichiarato il minimo sindacale, con un necrologio che sinceramente Gorbachev avrebbe volentieri evitato.

Lui fu l’uomo che diede al comunismo un volto umano, fu colui che varò la riforma e la trasparenza di un sistema mummificato e polveroso, fu colui che ritirò l’esercito, ormai logorato da un decennio di conflitto, dall’Afghanistan. Lui, in collaborazione con Ronald Regan, aveva avviato il disarmo nucleare bilaterale. Nella sua ultima intervista a repubblica aveva scritto: 

“Il mondo è sull’orlo di una catastrofe. Invito i presidenti di Russia e Stati Uniti a liberare il mondo dalle armi di sterminio di massa”

Ecco chi era, un uomo che ha creduto veramente alla possibilità di una pace, che ora è ormai un miraggio. Nel 1990, riconoscendo i suoi sforzi, l’accademia di Svezia gli conferì il Nobel per la pace, e se si pensa a ciò che ha fatto, forse è uno dei Nobel più meritati per un leader politico che ha, giocoforza e sempre, cadaveri nell’armadio da nascondere. Gorbachev non era perfetto, ma è stato il meglio che la Russia potesse avere in quel momento. Comunista convinto, perseguì però sempre ideali di pace e di libertà, e un percorso più coerente di tanti altri è lì a dimostrarlo.

C’è una bellissima frase, che troverete nelle raccolte di aforismi a lui dedicati:

“Quando la scienza e la ragione non ci possono aiutare, solo una cosa può salvarci: la nostra coscienza. Perciò abbiamo bisogno di un’ecologia dell’anima.”

Ecologia dell’anima, pulizia ed equilibrio, saggezza e stabilità nel cambiamento. Questo è stato Michail Gorbachev, uno dei più grandi leader del ventesimo secolo.

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