Guardati le spalle Karima

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Karima Moual è una giornalista italiana di origini marocchine. Laureata alla sapienza in lingue e civiltà orientali inizia presto la sua esperienza giornalistica. Prima per l’Espresso, parlando di migrazioni. E poi per l’inserto domenicale di repubblica “metropoli”, poi con la 7 e col telegiornale RAI. E altre numerose realtà.

La sua è un’esperienza ricca, variegata, che la rende competente in quello che è il suo alveo lavorativo. Gli immigrati, le culture diverse, l’integrazione. Karima è perciò, donna e straniera oltre che musulmana, il bersaglio ideale per gli squadristi da tastiera, per quel popolo bue, mi si scusi il termine, che è in grado di esprimere le proprie idee politiche solamente minacciando e insultando. Persone come l’individuo che la stessa Moual racconta (per dare un esempio) in un suo articolo su Repubblica.

” “Il futuro è nero per gli stranieri arroganti come te. Guardati le spalle! Mettiti in salvo! I femminicidi esistono! Non dire che non ti avevamo avvisata

(…) Sei una morta che parla. Una zombie che cammina… Non c’entri nulla con questa grande Nazione che è l’Italia. Sei un’araba. Sei un corpo estraneo in questa Nazione. Torna a far crescere il tuo paese d’origine che ne ha bisogno per davvero, araba di ‘sto cazzo. Mettici pure la faccia, sarà più facile riconoscerti… Ci pensiamo noi a far crescere l’Italia! Tu puoi anche andartene fuori dai coglioni, così magari ti metti in salvo.”

Questa è già la deriva meloniana. E chi si illude che Meloni sia meglio di Salvini, prende una cantonata. Per Salvini gli immigrati erano solo l’opportunità di cavalcare un’onda popolare, per Meloni e i suoi ( tra i quali il signore che gentilmente scrive alla Moual), è proprio una questione di razzismo:

“Ci sono donne in Italia che ti pisciano in testa. Una di queste è Giorgia Meloni… abbassa la cresta. Ti conviene metterti in salvo. Sei avvisata. Non ti minaccio. Ti sto facendo del bene Vai a far crescere l’Africa. Vivi… Invece di scavarti la fossa con le tue chiacchiere inutili (…) La Meloni ti farà sparire nel nulla. Sei avvisata. Continua a fare la prepotente finché puoi. Hai i giorni contati, lo sai, vero? Guardati le spalle le cose stanno cambiando”.

La sicumera che questi personaggi hanno, l’idea di avere in qualche modo una rivalsa, ne rivelano la miseria espressiva e sentimentale. L’odio così covato, che fuoriesce come l’acqua lurida da un lavandino intasato, non riuscirà mai a lavare ferite profonde che ha chi si comporta in questo modo. 

Persone che fanno del male, perché spaventano, soprattutto in un clima esacerbato come quello del voto, voto che rischia di vedere l’ennesimo ribaltone istituzionale.

E questi odi, che sono figli della frustrazione, provengono da una disillusione spastica, dalla tragica convinzione che tutto fa schifo e che di qualcuno la colpa dev’essere. Non dei “nostri” politici, ma degli stranieri, dei deboli, degli emarginati.

Karimam Moual termina il suo articolo con queste sagge e tristi parole: 

“L’odore del sangue e la vendetta di cui sembrano ubriachi i loro elettori, esce fuori in tutta la sua violenza con tanto di minacce di morte, ancor più sentendosi ormai il paese in mano. Ma è questo il prezzo che l’Italia è disposta a pagare in nome di questa nuova ideologia di “patriottismo” e di quel “Prima gli italiani”?”

L’illusione violenta che con una leadership forte e destrorsa tutto cambi, è una tentazione antica per le genti italiche, come per gli ex sovietici, abituati purtroppo a regimi autoritari.

Ma l’ “uomo forte” (o la donna), in realtà non risolvono. Prendono il potere, e più ne hanno più riescono a irretire masse sfiduciate e disilluse, dare la colpa sempre a qualcun altro è facile, troppo facile. E forse noi siamo davvero destinati sempre e soffrire questa dittatura dell’ottusità, della semplicità, dove a problemi complessi si mettono di fronte situazioni magicamente risolutive. Ma il semplice non esiste. Creare un paese e la sua democrazia richiede fatica, impegno, partecipazione. Le ricette al nero di seppia, servono solo a far regredire tutta una società.

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