Guida al ticinese medio – 4

Pubblicità

Di

E terminiamo la parte dedicata ai sauri per fare un salto evolutivo, affrontando i mastodonti e le belve preistoriche che, durante l’era glaciale, passavano dal Monte Ceneri, che allora era tutto ghiaccio, per scivolare giù nel sopraceneri come bambini con lo slittino. Ricordiamo di legegre le precedenti 3 puntate, se no non ci capite un’H.

Ecco le descrizioni degli ultimi esponenti delle ere mesozoiche e carbonifere, voilà.

Archeobigul

A dividersi le acque dei fiordi ticinesi, tra montagne lussureggianti di felci primitive e di araucarie imponenti, l’archeobigul, una testuggine a forma oblunga con una curiosa corazza con due tondeggianti protuberanze posteriori. Dal ritrovamento di un fossile ben conservato, i paleontologi hanno potuto desumere il colore da alcune scaglie di epidermide curiosamente rosee.

L’archeobigul era un po snobbato dagli altri organismi triassici perché ritenuto poco intelligente e affidabile. Se spaventato o irato, gonfiava minacciosamente la testa che si arrossava e aumentava di dimensione a causa dell’irroramento sanguigno, vista la corazza non dilatabile, l’archeobigul era spesso preda di svenimenti, il che lo rendevano una facile preda.

Lo pteropedulo

Rettile volante del tardo giurassico con influenze siluriane, deve il suo nome alla forma delle ali, che ricordano vagamente delle pantofole. Lo pteropedulo per spaventare i nemici, riusciva in casi estremi, ad estroflettere un’ala e lanciarla contro l’attaccante. Poi svolazzava via con le altre tre, visto che ne aveva quattro. Col tempo, la quarta ala ricresceva, donando di nuovo al rettile volante la piena mobilità.

Nel periodo degli amori, lo pteropedulo sbatteva tra loro le membrane alari, producendo un tipico rumore di ciabatte sbattute l’una contro l’altra, o almeno questo è quello che suppongono i paleontolgi in base alle ricostruzioni scientifico-genealogiche, lo pteropedulo darà vita in seguito all’evoluzione, al ciabattopteryx, detto  volgarmente pantofola volante, un sauro piumato già simile agli uccelli.

Il ciabattopteryx amava molto adagiarsi per la notte a lato dei letti dei fiumi, oppure in colonie, dove numerosi individui costruivano scarpiere nelle pareti basaltiche dove infilarsi.

Il brontolonte horridus

Dal pessimo carattere, entrava in contenzioso praticamente con tutta la fauna triassica. Alcuni fanno risalire proprio a questo sauro, il genoma che poi attraverso i mammiferi come il rompyballotherium, portò agli ominidi a cui si fa risalire l’etnia ticinese. Discendente del rompiballotheryum, fu il chedueballantropus del Generoso, l’ominide così chiamato per la ragguardevole dimensione dei testicoli in confronto alla corporatura e all’apparato genitale.

Il brontolonte era perennemente insoddisfatto, nessun cibo gli andava a genio e pensava sempre che tutti gli allosauri ce l’avessero con lui e che gli pterosauri gli facessero la cacca sulla testa a bella posta. Naturalmente, questa sua attitudine psicologica limitava il proliferare della specie. Il brontotops era infatti molto raro, solo pochi frammenti ossei e di squame sono arrivati fino a noi per certificarne la specie e le abitudini e quel poco che è arrivato non ha nessuna voglia di farsi analizzare.

Per leggere la terza puntata vai qui:

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!