Il gatto e la sua giornata mondiale

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Ieri il mondo ha celebrato i passi felpati e gli spassi beati dei nostri amici felini anarchici domestici , celebrati nell’arte, nella letteratura, nella quotidianità ma soprattutto nelle amabili dispute da salotto, dove i savoiardi si inzuppano nella profondità oceanica di Hugo : “Cos’è in realtà il gatto? Una correzione del creato”. Ma Victor Hugo esagerava liricamente o eccedeva in una sorta di opportunismo metafisico nei confronti degli enigmatici tipi pelosi assistiti da sette vite e da settecento stratagemmi di variazioni spiazzanti sul tema del comportamento?

Chi può dirlo. Forse la verità sta rannicchiata fra le vibrisse di chi miagolò e non disse; forse sta racchiusa in una sincera scatola di crocchette fragranti e scrocchianti; forse sta girovagando nello sguardo di un micio stampigliato sul divano che sbadiglia nel suo monologo del “Vedo non vedo”; forse sta gioginando nella farsa voluta da chi esce dalla scena ostentando fastidio, noia e un fievole residuo esistenziale, contrariato dalle disarmanti ovvietà di un’umanità derubata di ogni decente fantasia; forse la verità sta rotolando dal tetto levigato dal chiarore lunare e dai “moog dissonanti” montanti da un quattro zampe in vena di strapotere d’amore.

O forse, molto più semplicemente, la verità sta pisolando dentro una coda che ora si acciambella ora si rizza come un soldatino sull’attenti, ora si scoda in anse alla posteriore moda ora si riaccoda comunque rinnegando, dentro una ancata soda, il concetto di fila che imploda.

E poi, signori miei, a chi mai può fregare della verità in un pomeriggio assolato dove solo il viluppo delle felci rende parziale giustizia a una calura plateale?

In questo scenario di materia ardente e confusa chi potrà mai salvarci se non il prodigio di un incasinatissimo concerto di fusa?

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