Il rosmarino non capisce l’inverno

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Un gioiellino, altra definizione non c’è: «Il rosmarino non capisce l’inverno» di Matteo Bussola.

Le classifiche di vendita, si sa, sono spesso dileggiate. In special modo dagli scrittori che non le hanno frequentate. A parere di chi scrive invece hanno un loro perché. Soprattutto quelle che evitano gli «istant books», vale a dire quelle mensili o bimensili: libri che non vivono di grande improvvisa fiammata ma alimentate da tanto fuocherello duraturo. Magari non primeggiano mai però sono sempre presenti.

Negli ultimi mesi un nome nuovo è comparso in queste ambite graduatorie, quello di Matteo Bussola. Il suo «Rosmarino non capisce l’inverno» perdura nei gusti dei lettori di lingua italiana da un bel po’ di settimane. Il libro è uscito a fine giugno e figura fra i più venduti dell’estate, dunque con un mese in meno. Curiosi siamo andati a leggerlo e … meraviglia, si tratta di un vero gioiellino. Un romanzo formato da 18 racconti i quali, a parte qualche traccia, solo alla fine scopriamo essere legati e connessi tra di loro.

Un romanzo che colpisce subito per lo sguardo dello scrittore: timido ma preciso, sensibile e nello stesso tempo attentissimo. Non è vero che solo le donne sanno descrivere l’universo femminile, anche qualche (raro?) maschio lo sa fare. Matteo Bussola per esempio. Qui l’altra metà del cielo viene descritta e narrata nelle sue contraddizioni del vivere oggi, nelle difficoltà oggettive, «conquiste e fallimenti»

suggerisce lo stesso autore. Che, va sottolineato, evita ogni forma di moralismo giudicante. Perché in fondo in fondo vi è una diversa ma condivisa ricerca della felicità. Chiamiamolo poco.

Un vero gioiello che, (possiamo spararla grossa?), ci riporta a Italo Calvino. La geometria testuale, la saggezza sottesa, l’occhio attento che scruta accarezzando, una modernità antica: segni che portano al grande scrittore nato a Cuba ma poi insuperabile protagonista della letteratura italiana nel Novecento.

Ne «Il rosmarino non capisce l’inverno» (anche il titolo è una chicca, o no?) i capitoli, mai troppo lunghi e dedicati ad una singola protagonista, si susseguono senza perdita di ritmo né continuità. La scrittura è semplice e lineare, il lessico mai sovrabbondante. E così la donna che scopre l’amore quando pensa di essere fuori tempo massimo, la vedova che scrive al marito, una figlia che vorrebbe perdonare la madre, la ragazza che non vuole avere figli, la sedicenne che si innamora della sua grande amica … : sono storie di oggi, raccontate nel loro splendore ma anche nel lancinante dolore. Ma, come il rosmarino, queste piccole grandi narrazioni trasformano il loro «non capire» in una resistenza. Perché il loro essere ordinarie è un qualcosa di eccezionale. Scrittura ad alta sensibilità e bassa concessione allo scontato, «Il rosmarino non capisce l’inverno» merita di essere letto. E merita tutto l’inatteso successo ottenuto.

«Il rosmarino non capisce l’inverno», 2022, MATTEO BUSSOLA, ed. Einaudi stile Libero, 2022, pag. 153, Euro 16.50.

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