La natura in collisione

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Se c’era bisogno di una conferma sull’impatto devastante che ha l’umanità sul suo pianeta, questa è venuta dai due anni trascorsi. Durante i ripetuti lockdown, natura e animali hanno fatto passi avanti, riappropriandosi di quel territorio dove l’uomo, specie invasiva, era dilagato nei secoli.

I delfini a Venezia, i cinghiali a Roma, erano e sono segnali di una sistema che, approfittando della latitanza umana, si è fatto subito appresso. Gabbiani reali, lepri, conigli selvatici, volpi, aironi, rondini e rondoni si sono riprodotti in massa. Meno inquinamento, meno traffico, attività antropica al minimo, meno rumore, hanno permesso a specie che subivano la nostra influenza, di proliferare.

Il problema, è che l’effetto secondario di quanto successo, è la maggior frequenza di collisioni tra uccelli e aerei. In rapporto al numero di voli, il 2021 è stato l’anno con maggiori collisioni. L’Enac, l’ente italiano per la sicurezza aerea, certifica in 1610 le collisioni tra velivoli e uccelli nell’anno appena trascorso. Nonostante il record appartenga al 2019, con 2095 collisioni, c’è da tenere appunto presente che il 2021 ha visto una considerevole diminuzione dei voli.

La notizia in fondo non manda in fibrillazione. Il traffico aereo ha i mezzi e le capacità di ridurre il pericolo, anche solo eliminando intorno agli aeroporti attività attrattive per gli uccelli (discariche, campi di cereali) o intervenendo con misure dissuasive, come l’utilizzo di rapaci addestrati che tengano lontani gli altri uccelli. 

L’aeroporto di San Pietroburgo, per esempio, attua da tempo delle misure combinate, utilizzando sparvieri per tenere lontani soprattutto gabbiani e cornacchie. Insieme ai rapaci, dissuasori acustici (che comunque riproducono il verso dei falchi) o anche l’utilizzo di razzi in concomitanza con l’uscita dei falchi. Gli uccelli associano il lancio pirotecnico con la presenza dei rapaci e si tengono di conseguenza lontani. Un po’ come le cassette dei radar vuote che impongono all’automobilista, ignaro se l’apparecchio è attivo o no, di rallentare.

Alla base di tutto però, c’è un pensiero malinconico. L’uomo, da invasore, si sta già riprendendo quello che aveva lasciato, al pari di qualcuno che per andare alla toilette aveva lasciato libero il tavolino del bar con delle briciole. I passeri che incoraggiati dall’assenza si gettano sul succulento banchetto cerealicolo, scappano appena facciamo ritorno. 

Una breve parentesi dove la natura ha tratto un effimero sospiro di sollievo. I prossimi decenni, con il green new deal, ci diranno se lasceremo più spazio ai nostri compagni pelosi e pennuti o se saremo talmente ottusi e crudeli da dilagare nuovamente come un cancro di acciaio, cemento e gas di scarico. 

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