La ragazza blu

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Da appassionato dello sport, ho il dovere morale di ammetterlo: il calcio di oggi è praticamente solo corruzione, pubblicità e commercio. Ma come successo tante altre volte nella storia, può essere ancora vettore di bei momenti, eventi di cui tifosi e appassionati parleranno per molto tempo. 

Ad esempio, la partita svoltasi durante la “tregua di natale” durante la Prima guerra mondiale, in cui truppe inglesi e tedesche abbandonarono brevemente le loro trincee per scambiarsi auguri, doni e per giocare proprio una partita di calcio. 

O ancora la storia di Matthias Sindelaar, campione austriaco conosciuto come “il Mozart del pallone”. Nel 1938 la Germania nazista annetté l’Austria, e i vertici tedeschi ebbero l’idea di giocare una partita tra le due squadre nazionali chiamata “Anschlussspiel” – l’ultima partita che la nazionale austriaca avrebbe giocato come squadra indipendente. Sindelaar non solo rifiutò di fare il saluto nazista prima del calcio d’inizio, ma assieme al compagno di squadra Karl Sesta siglò un 2-0 decisamente fuori copione, per poi lanciarsi in una sfrenata esultanza di fronte alla tribuna riservata ai dignitari nazisti. Meno di un anno dopo Sindelaar e la sua fidanzata furono trovati morti nel loro appartamento, vittime di un poco credibile avvelenamento da monossido di carbonio.

Ma stavolta la storia non viene dall’Europa, continente patria di questo sport, bensì dal lontano Iran.

È il 1979, la rivoluzione guidata dal chierico esiliato Ruhollah Khomeini rovescia il governo fantoccio filoamericano retto da Mohammed Reza Pahlavi, ultimo Scià d’Iran. Per quanto il governo dello Scià fosse violento e repressivo, la nuova repubblica islamica è per molti versi non da meno – e come spesso capita quando c’è di mezzo il fondamentalismo religioso, a pagare il prezzo più alto sono le donne. 

Le donne iraniane soffrono molte privazioni, tipiche delle interpretazioni letterali dei testi religiosi, ma una in particolare è perlomeno curiosa. Alle donne iraniane non è permesso presenziare alle partite di calcio. O almeno, così è stato finora. 

Ieri, a oltre 500 donne è stato permesso di assistere a una partita del campionato domestico iraniano Per la prima volta dai tempi della rivoluzione, oltre 40 anni fa. 

Secondo i media locali, le regole sono cambiate in seguito a un memo da parte della FIFA. Una notizia che lascia un po’ l’amaro in bocca, dato che proprio la FIFA si è graziosamente lasciata convincere dai soldi del petrolio Qatariota, assegnando la coppa del mondo a un paese dove vige la schiavitù e dove la pena per un uomo che ne ama un altro è la morte. 

Un timido passo avanti in tal senso era stato fatto circa tre anni fa, durante una partita di qualificazione per i prossimi mondiali di calcio. Ai tempi, le autorità “rilassarono” brevemente i divieti in seguito allo scalpore nazionale causato dalla morte della ventinovenne Sahar Khodayari. La donna si diede fuoco, un ultimo gesto di resistenza in vista del processo che avrebbe dovuto affrontare per essersi travestita da uomo per poter assistere a una partita della sua squadra del cuore, L’FC Esteghlal. Viene ricordata con il soprannome di “ragazza blu”, per via del colore della sua squadra. 

Ieri le parole “ragazza blu” sono risuonate nella voce delle centinaia di spettatrici allo stadio Azadi di Teheran, molte delle quali portavano bandiere blu – perché per una di quelle coincidenze di cui solo il destino è capace, a giocare contro il Mes-e Kerman c’era proprio l’FC Esteghlal.

Uno dei tanti post sui social media riguardanti l’evento ricorda proprio la tragica fine di Khodayari; “È morta per fare in modo che oggi nello stadio potessero esserci centinaia, speriamo in futuro migliaia, di ragazze blu”.

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