La scia di sangue di Donald

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Trump mandato a casa? Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo, pensando che l’incubo fosse finito. Macché, il vecchio parrucchino arancione è più feroce che mai.

La recente perquisizione dell’FBI nella sua residenza di Mar a Lago alla ricerca di documenti sottratti (si parla attualmente di carte relative ad armi nucleari), la convocazione in merito a presunta frode fiscale da parte del procuratore generale di New York Letitia James, la fresca notizia dell’uccisione di uno psicopatico trumpiano che voleva entrare armato in una sede dell’FBI (FBI tacciata dallo stesso Trump e dai suoi di persecuzione e di caccia alle streghe),alzano di nuovo il livello dello scontro.

L’America statunitense, si trova di nuovo confrontata con i toni ai quali ormai Donald Trump ci ha abituati. Le prossime elezioni di Midterm, vedono un partito repubblicano in fibrillazione, con l’opportunità di guadagnare seggi, un partito che ancora non riesce a staccarsi dall’onda lunga del trumpismo e dei facinorosi che lo seguono. (leggi qui sotto)

Le elezioni di Midterm, sono parte del complesso sistema democratico di voto statunitense e avvengono a due anni dall’insediamento del presidente. (leggi qui sotto)

Sembra ieri che in mezzo mondo ha tirato un sospiro di sollievo quando Joe Biden fu eletto e Trump, con grande fatica, uscì di scena. Le lacerazioni profonde lasciate nel paese non riescono però a guarire, un po’ perché congenite e strutturali, un po’ perché Trump, che per qualche tempo sembrava sopito, continua ora a soffiare sul fuoco della divisione: razzismo, misoginia, astio anti immigrati sono le cifre su cui si fonda l’impero del male dell’ex presidente.

Anche se c’è da dire che Donald non ha più a disposizione i mezzi social che tanto hanno influito sull’indottrinamento dei fanatici al suo seguito.

Una certezza c’è: se l’FBI perquisisce la casa di un ex presidente, non ci va perché ha un prurito, ma perché ha indicazioni probanti e precise. L’incriminazione poi è tutta altra cosa, e rischia, come nel caso di Capitol Hill, di far infiammare le frange paramilitari e di estrema destra vicine al loro leader. L’irruzione del sostenitore di Trump (poi ucciso) nella sede FBI di Cincinnati è solo il culmine di una serie di minacce che istigano gente del genere (come a Capitol Hill) a farsi giustizia da sola. Il capo dell’FBI, Christopher Wray, implementato proprio da Trump, parla di seria preoccupazione a causa della pioggia di minacce ricevute dall’agenzia e dalla procura di New York.

Una guerra sotterrane sta avvenendo, senza esclusione di colpi. Trump, che fisiologicamente si crede onnipotente, non ha intenzione di uscire di scena, questo crea anche disagio presso i moderati repubblicani, che non sono più disposti a vivere altri 4 anni all’insegna dell’incertezza e delle divisioni interne. Eppure, per i democratici, Trump potrebbe essere il candidato migliore alle prossime presidenziali, in grado di catalizzare l’odio delle frange emarginate. E forse anche i repubblicani, con misura, cercheranno cedimenti nella fortezza Trump, per portare avanti candidati altrettanto farabutti magari, ma di certo più presentabili.


L’8 novembre ci saranno le elezioni di Midterm, che faranno capire al Great old party se i candidati trumpiani saliranno o scenderanno nell’indice di gradimento popolare. Anche da questo risultato, dipende il futuro degli States.

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