La sconfitta della pizza all’ananas

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Inutile dirvi che questa notizia mi provoca mediterranei brividi di soddisfazione. Dopo 7 anni in cui era approdata in Italia, la catena Domino’s pizza cala le braghe e abbandona.

Domino’s pizza è un colosso dell’alimentazione appartenente al gruppo Bain Capital e fondata nel lontano 1960 da due fratelli di origine irlandese (non italiana, no no). Ha sede negli stati uniti e ha un fatturato di oltre 4 miliardi ed è quotata in borsa per 14 miliardi

Domino’s pizza, ha 11’000 esercizi sparsi in 70 paesi, anche se sono quasi tutti in franchising, ovvero sono gestiti da personale e dirigenti locali che usufruiscono del label, dei materiali e delle strutture di Domino’s.

Nel menù di Domino’s, accanto alle pizze tradizionali, appare la più odiata dagli italiani, che invece è un must per il gruppo, ovvero la pizza Hawaiana, con sopra in bella vista l’ananas. Un’aberrazione contro natura che ha fatto perdere il sonno ai veri inventori della pizza. Un orrore culinario che grida vendetta al cielo e che svilisce uno dei prodotti più tipici e genuini del Belpaese. In un’epoca in cui l’appropriazione culturale è quasi un crimine, la pizza Hawaiana è paragonabile ad uno stupro etnico.

E sappiate che ogni volta che Domino’s sforna una orrore Hawaiano, ogni italiano sente una fitta profonda che gli ferisce il cuore.

La pizza, perlomeno quella che conosciamo noi oggi, la dobbiamo al cuoco Raffaele Esposito, che nel 1889, come vuole la leggenda, creò la prima “margherita” con pomodoro e mozzarella in onore della regina Margherita di Savoia.

Che il paese culla della vera pizza, abbia schifato Domino’s, un gruppo statunitense fondato da oriundi irlandesi che mettono frutti esotici sugli impasti lievitati non è proprio una cosa che stupisce. Un “gustoso” video che abbiamo pubblicato tempo fa su gas, certifica l’ira funesta dei napoletani di fronte all’esotica e infestante pizza Hawaiana. (guarda il video e fatti quattro risate)

L’amore degli italiani per la propria cucina, che è riconosciuta in tutto il mondo e che è considerata tra le migliori diete del globo, è un fatto acclarato. Anzi, direi di più, per buona parte degli italiani la cucina è una questione paragonabile alla religione o al tifo calcistico, una fede aprioristica, frutto di amore, cultura e relazioni secolari col mediterraneo.

Basti pensare alle discussioni furiose intorno alla carbonara e alle sue orride varianti, che fanno arricciare il cervello a milioni di italiani. Guanciale o pancetta? L’aglio ci va? E la panna?

Fare domande di questo tipo in Italia, equivale a bestemmiare il profeta in Quatar.

Domino’s, ha fatto la fine che si poteva prevedere, d’altronde la stessa cosa succederebbe probabilmente con una catena americana di sushi in Giappone.

Io, felice, vedo la sconfitta della pizza Hawaiana come una questione politica, dove la modesta e popolare margherita da pochi euro ha sconfitto il colosso statunitense, che nella sua sciocca arroganza, pensava di poter abbattere.

La pizza è una sola, come la patria, e chi mangia la pizza all’ananas è come un traditore e si merita la fucilazione a colpi di peretti e burrate.

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