L’Atene (in lockdown) del commissario Charitos

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Nella nuova inchiesta di Kostas Charitos si fanno i conti con il Coronavirus, che finalmente viene «trattato» anche dalla narrativa.

Il Coronavirus, lo sappiamo, ha lasciato nel mondo una troppo lunga sequela di morti (un milione dicono le statistiche ufficiali). Non solo: ha inciso nella rete sociale, ha rovinato rapporti affettivi e relazioni decennali, dividendo brutalmente la società. Ne siamo stati coinvolti tutti, come semplici spettatori e lettori di attualità. 

Ma la narrativa, e/o letteratura? come hanno trattato l’argomento? come hanno saputo o voluto offrire una versione magari anche alternativa (per sensibilità, intensità, vissuti…) a quanto accadeva? Se stiamo ai sette libri finalisti allo Strega (sette!) e ci limitiamo al presente (poi dopo, chissà …) poco o niente. Covid questo sconosciuto. 

Fino a che, e non poteva essere altrimenti, arriva il famigerato «giallo», il genere tanto negletto se non deriso. Ecco Petros Markaris, una delle firme più illustri del noir mediterraneo. In un libro dedicato ad Andrea Camilleri (ci voleva un non italiano … -sic!-) affronta a modo suo la questione andando a raccontare una nuova inchiesta di Kostas Charitos, alla sua quattordicesima avventura: «La congiura dei suicidi» (ed. La nave di Teseo, traduzione del sempre ottimo suo fido referente italiano: Andrea Di Gregorio). 

Tutto parte da un suicidio di un anziano, 90 anni e passa, che lascia una memoria-denuncia, subito diventata virale tramite i social. La firma è «Combattenti del 2021» e l’atto di accusa è contro le decisioni di chiusura. In fondo una presa di posizione anche legittima, pensa Charitos, forse più preoccupato dal passaggio «l’unica arma di cui disponiamo è quel poco di vita che ci resta» che non dal fatto in sé. Solo che al primo suicida ne succede un altro, poi un altro ancora. E sempre con la stessa firma e le identiche rivendicazioni. Non bastasse, un noto virologo viene assassinato ed un bus «porta-vaccini» viene assalito: ci sono morti e distruzione della «refurtiva». Matrice chiara e rivendicata, minacce di nuove ritorsioni: scatta l’inchiesta. In una Atene resa spettrale dal lockdown il nostro eroe si mette all’opera confidando nelle sue collaudate collaborazioni, quelle ufficiali ma anche quelle «off», come il vecchio militante di sinistra Zisis, vera voce della coscienza che ne ha viste tantissime («Siamo stati sconfitti persino dai nostri nipoti» è la sua tombale dichiarazione, immediatamente corretta da un emblematico «Hai ragione. Solo che noi eravamo i vecchi sconfitti. Questi ragazzi sono i nuovi sconfitti»), la figlia avvocato che lavora in un centro di accoglienza, il genero medico che si trova confrontato quotidianamente con la pandemia, per tacere dell’adorato nipotino e della moglie. Un giallo che è anche commedia ma che nei conversari quotidiani, dunque oltre la struttura «gialla», ci dice tante cose. E induce a più di una riflessione. Davvero bello, questo romanzo di Markaris. Che piace subito ma sarà destinato a restare, come altri suoi titoli.

Se infatti si vuol meglio comprendere la Grecia degli ultimi 25 anni, le sue contraddizioni, non si può prescindere dallo sguardo severo di Kostas Charitos: i fantasmi della stagione dei Colonnelli, la minaccia di un ritorno delle destre, le delusioni della sinistra, l’avvento delle politiche neoliberali, la crisi del 2008, l’incertezza ma anche il menefreghismo della popolazione: tutto questo e altro è passato nei 14 «gialli» di Markaris, della sua leggera profondità.

Che non si lascia sfuggire un’imbarazzata e preoccupata visione del futuro, quando accarezzando il nipotino si lascia andare in un significativo: «come i suoi coetanei si laureerà ma studierà anche alla grande scuola della povertà». Bello, bello e sempre «sul pezzo». Lo consigliamo vivamente.Fabrizio Quadranti

«La congiura dei suicidi», 2022, PETROS MARKARIS, tr. ANDREA DI GREGORIO, ed. La nave di Teseo, 2022, pag. 286, Euro 19.00.

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