Locarno on… Locarno off

Pubblicità

Di

Il Festival di Locarno come non si è mai visto, né letto: con Lorenzo Buccella viene un gran voglia di andarci. Bello bello il suo «Locarno on/ Locarno off».

La ricetta è semplice: un po’ di passione, un penna «capace» di riassumere in una frase o passaggio tanti concetti o fatti, documentazione e competenza. Qui si dice «un po’» pensando all’equilibrio del testo, se invece vogliamo dirla tutta, e nominare l’autore: Lorenzo Buccella, allora quel po’ si dilata in una maniera esagerata. La sua passione per il cinema è praticamente infinita, la penna non gli manca essendo collaudata da anni di giornalismo serio (sempre armato di quell’educata ironia: ancora ci mancano le sue cronache come inviato in Italia, quel sapersi destreggiare tra una crisi di governo e Paolo Conte…). Con il sorriso, ogni tanto facendo intendere senza dire … . Poi, dicevamo, la documentazione: in pratica il Festival di Locarno è la sua seconda casa, per anni è stato responsabile editoriale di rivista e sito ufficiali. Sulla sua competenza poi … cosa vogliamo aggiungere? 

Veniamo a «Locarno on/ Locarno off», pubblicazione in omaggio al 75mo compleanno della manifestazione. Il libro è suddiviso in tre parti, più un’appendice. 

Si inizia con la sua storia, dalla votazione luganese che in pratica ha regalato la manifestazione a Locarno (eh già, le urne non la vedono sempre giusta…) al Grand Hotel. Siamo nel 1946 e la manifestazione viene organizzata in 3 mesi (3!). Subito i Grandi Capi  (il presidente Camillo Beretta, il direttore Riccardo Bolla) fiutano la giustezza della via. E del resto con un film come «Roma, città aperta» … . Da qui inizia il racconto di Buccella. Scelta degli argomenti pertinente, citazione di occasioni precisa, narrazioni azzeccate, il tutto con un ritmo che non solo induce alla lettura ma fa venire voglia di prendersi subito la tessera per la nuova edizione. Certi avvenimenti, magari nascosti in un qualche cassetto della memoria (citiamo: l’alluvione e «La notte di San Lorenzo») quando proposti in un contesto armonico e con ritmo azzeccato come quello di «Locarno on/Locarno off», diventano «sapere». Con un sorriso si legge un piccolo grande saggio. Per farsi un’idea citiamo un paio di frasi a caso. «Un vero e proprio frullatore democratico che fa saltare tutte le barriere tra addetti ai lavori e appassionati» (la Piazza Grande, vera genialata dell’arch. Vacchini); le scelte artistiche magari inaspettate (eppoi vincenti) come le finestre sull’Estremo Oriente ? «una trincea militante» perché «Locarno è sempre stata storicamente una piastrella di libertà per chiunque avesse da portare una propria visione del mondo».

La seconda parte si dipana in una serie di aneddoti che il grande pubblico non conosce (o non ricorda) ma che poi si sono rivelati valori aggiunti in grado di arricchire status ad una manifestazione famosa in tutto il mondo. Umberto Eco e la sua intelligenza, Dürrenmatt in giuria, Benigni al telefono («è la prima volta … con 10’000 persone), il terrore di Wenders prima di salire sul palco e la passione di Henri Belafonte, sempre davanti all’infinita platea. Non smetteremmo di citare, così 

come intuiamo l’imbarazzo di Buccella nella scelta degli episodi da inserire in questo libro. Anche se piace qui rivelare che vanno bene i divi che arrivano in elicottero (Craig… alla 007!) e/o quelli che non possono parlare «per contratto» (e restare fedeli al cinema muto: Mrlene Dietrich) ma la soddisfazione più grande è quella del dare risalto a nomi nuovi che poi diventeranno star assolute (un nome solo, quello di Spike Lee).

Non poteva mancare un’intervista a presidente Marco Solari, assai significativa (anche dal suo punto di vista è giusto osservare questa favolosa macchina), la parola al direttore Giona A. Nazzaro. Infine una tavola sinottica (presidenti, vice, direttori e film vincitori … e fra questi titoli che hanno fatto la storia del cinema!) più che giustificata. 

Dimenticavamo: nelle prime pagine i saluti federali (Alain Berset), cantonali (Manuele Bertoli), comunali (Alain Scherrer) e di veri amici del festival (Roland Benedikt, presidente del Leopard Club).

Un difetto? forse questo testo e queste fotografie (davvero fantastiche quanto significative) meritavano un altro abito, pensiamo a tipo di carta, formato ecc… ecc… . Sarà per il centenario? Un dato è però evidente, almeno per chi scrive: fa venire una gran voglia di andare a Locarno. Perché lo si può vedere e leggere con altri occhi. Non solo i cinefili, sia chiaro.

«Locarno on/ Locarno off», 2022, LORENZO BUCCELLA, ed. Casagrande in coedizione con Locarno Film Festival, 2022, pag. 256, Euro 25.00.

PS: meglio evitare equivoci e chiarire un aspetto, prima che il maligno dei dodici lettori pensi alla «pappa e ciccia» tra il sottoscritto e l’autore del libro. Chi scrive conosce Lorenzo, non gli si può dire amico (mai seduti a tavola assieme, è un buon modo per definire certi rapporti no?) ma ha tantissima considerazione per il suo lavoro, da tempo!: nessuna complicità dunque. O forse sì. Culturale.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!