Meloni come Orban, auguri Italia

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Cosa significano persone come Meloni al governo? Senza avere certezze, possiamo però seguire una linea che sembra trovare i favori della leader di Fratelli d’Italia, quella dell’ungherese Viktor Orban.

L’Ungheria non è uno stato liberale. Orban, negli anni, ha messo il bavaglio alle opposizioni, alla stampa e a i media, addirittura alla magistratura. Il famoso presidenzialismo di cui si parla in questi giorni in Italia e che vorrebbe Meloni, è in fondo solo il naturale proseguimento di una linea autoritaria che richiama regimi passati, dai quali la Meloni si è dissociata solo col suo discorso all’Europa, nel tentativo di rassicurare gli altri leader.

E se vogliamo sapere qual è la direzione che intraprenderà l’Italia con una leadership meloniana e di destra, basta appunto spulciare le recenti vicissitudini ungheresi, dove un gruppo di studiosi vicini al primo ministro, ha presentato un rapporto al parlamento. Parlamento naturalmente in mano al presidente, dove Fidesz, il suo partito, ha la maggioranza assoluta.

Secondo gli “esperti”, che sembrano usciti da un consesso lombrosiano ottocentesco, il fenomeno dell’”istruzione rosa”, ovvero l’accesso delle donne sempre maggiore a scuole e università, potrebbe mettere in pericolo l’economia ungherese. Ma non solo. Troppe donne che studiano abbassano il tasso di natalità (natalità dei fieri magiari ovviamente) e svantaggia gli uomini.

Sembrerebbe un romanzo distopico, come ne “l’ancella” di Margaret Atwood*, con donne ridotte ad essere fattrici di un regime. E il probabile arrivo di Giorgia Meloni (una donna) al potere, non sia fuorviante. Spesso, purtroppo, queste leader di “ferro” autoritarie e dispotiche, sono le prime a condividere una visone oscurantista, maschilista e competitiva del paese.

Secondo gli autori del documento, ovviamente pilotato da una visione politica ottusa e destrorsa, l’eccessivo accesso di donne alle università, che quest’anno si è attestata intorno al 54%, sarebbe un pericolo per il paese, soprattutto a fronte di maggiori abbandoni degli studi da parte dei maschi.

Siamo al delirio destrorso, quando si dichiara che il sistema scolastico ungherese favorisce alcuni “tratti femminili”, indebolendo così l’identità sessuale (tanto cara a Orban e ai suoi, omofobi e misogini).

L’”avvertimento” e metto tra virgolette anche questa parola, è in realtà l’imbeccata che probabilmente Fidesz, il partito del presidente Orban voleva avere per poter mettere in pratica un’altra serie di politiche anti femminili.

A poco serviranno, le solite alzate di scudi, di opposizioni o di associazioni per i diritti umani. Orban ha sempre fatto quello che voleva e ha trascinato, nell’ultimo decennio, l’Ungheria in un antro oscuro dove lui si sente padrone e leader. Nel 2019, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, in una visita al paese, aveva parlato di una nazione che stava arretrando in merito ai diritti di genere e delle donne. 

Una china fabbricata ad arte, con la solita propaganda di regime, una propaganda che fa sentire una sola voce e figlia, di quella Goebbelsiana, un sistema che ha codificato i modi e i tempi per irretire popolazioni e infondere una visione distorta della realtà. L’Europa dovrà scoprire, nei prossimi anni, se è abbastanza forze per attivare gli anticorpi contro questo cancro nero o se dovremo nuovamente finire in un troguolo di nazionalismi e guerre.

* Ambientato in un futuro prossimo, in una teocrazia totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti, Il racconto dell’ancella esplora i temi della sottomissione della donna e dei vari mezzi che la politica impiega per asservire il corpo femminile e le sue funzioni riproduttive ai propri scopi.

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