Per un pugno di spiccioli

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22 anni di incessanti battaglie legali, mesi spesi a studiare diritto, dozzine di visite in tribunale… Questa non è la storia di un qualche politico italiano indagato per corruzione il cui processo si dilunga tanto da cadere in prescrizione; è l’epopea di un uomo Indiano, che ha finalmente ottenuto giustizia per un torto commesso nei suoi confronti nel lontano 1999. 

Il torto in questione? Un cassiere gli ha erroneamente fatto pagare il biglietto di un treno 25 centesimi più del dovuto. È la storia di Tungunath Chaturvedi, un avvocato residente nel nord del gigantesco paese asiatico. Solo questa settimana una corte per i diritti dei consumatori ha finalmente riconosciuto l’errore da parte dell’ente pubblico dei trasporti e rimborsato Mr. Chaturvedi.

“Sono stato a più di 100 udienze per questo caso, ma non si può dare prezzo a tutto il tempo e le energie che ho perso”.

Le corti dei consumatori in India sono state istituite specificamente per questo tipo di reclami e lamentele, ma storicamente si sono sempre ritrovate soverchiate da un carico di lavoro assolutamente troppo ingente per le risorse a loro disposizione. È piuttosto comune che servano anni anche per risolvere i casi più semplici, ma con 22 anni, questo caso ha fatto notizia per essere un vero e proprio record. 

Nel 1999, Chaturvedi era in viaggio da Mathura a Moradabad, entrambe località nello stato dell’Uttar Pradesh. Acquistò due biglietti presso la stazione di Mathura, a 35 rupie (40 centesimi di franco) l’uno. Diede al cassiere una banconota da 100, ed egli diede un resto di sole 10 rupie anziché 30. All’epoca, Chaturvedi fu incapace di convincere il cassiere a dargli il resto dovuto. Quindi decise di sporgere reclamo.

Da lì in poi, lo sfortunato protagonista fu travolto da tutto il peso dell’inefficiente impianto burocratico e legale indiano. 

Inizialmente si recò alla corte per i diritti dei consumatori, ma venne ostacolato dal fatto che le ferrovie rifiutarono di considerare la questione finché non fosse portata davanti al tribunale delle ferrovie, un ente quasi-giudiziario creato apposta per i reclami nei confronti delle ferrovie pubbliche. Non si andò da nessuna parte, nelle parole di Chaturvedi “perché i giudici erano sempre in vacanza o gli era appena morto un parente”.

Questa strada rimase un vicolo cieco fino al 2021, quando una sentenza della corte suprema indiana sentenziò che le corti dei consumatori hanno pieno diritto e autorità in questo tipo di situazioni. Questo aggancio legale permise a Chaturvedi e alla corte di concludere il caso, ottenendo un risarcimento di circa 15’000 rupie (175 franchi) + un rimborso di 20 con un interesse annuo del 12%.

Secondo Chaturvedi, il risarcimento è “patetico” e “non ripaga la stress mentale subito in decenni di trafile legali. La sua famiglia tentò più volte di dissuaderlo dal continuare il processo, ma il buon Tungunath non ascoltò e, ai microfoni della BBC, sembrò anche soddisfatto della sua crociata.

“non è una questione di soldi. Si è sempre trattato di una lotta per la giustizia e contro la corruzione; quindi, ne è valsa la pena. Non importano ruoli e titoli, tutti possono essere portati a rispondere delle proprie malefatte finché c’è gente disposta a combattere – anche per anni, se necessario”.

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