Un anno è passato…

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Oggi, esattamente un anno fa, l’11 agosto segnava una data che per molti luganesi è rimasta scolpita a lettere di fuoco: la morte di Marco Borradori.

Che piacesse o no, non si può dire che il Borradori politico non abbia lasciato il segno. Magari non per il suo lavoro, quanto per la carica di simpatia che rendeva difficile anche agli avversari attaccarlo con successo. 

Chi legge sa che GAS non è mai stato tenero con Marco Borradori, gli ultimi nostri articoli prima della sua scomparsa, relativi all’abbattimento dell’ex macello occupato dai molinari, non lasciano spazio a dubbi. (leggi qui sotto)

Eppure, Borradori ha lasciato uno strano vuoto, un senso di rimpianto per un modo di fare politica (anche da avversare magari) ma con stile, eleganza e gentilezza. Un contrasto stridente con quella parte della lega, con la quale però è sempre andato a braccetto, sbraitante e irosa, sempre pronta alla rissa. 

Borradori non era un uomo da rissa, era più uno da fioretto, da ricamo. Intelligente, astuto, empatico, era riuscito a raccogliere una serie di consensi e a intessere una serie di relazioni come pochi politici hanno, in Ticino, sono riusciti a fare. Quando Borradori era ancora in ospedale, e non si aveva ancora la certezza del suo stato di salute, scrivevamo:

“A Borradori va indubbiamente l’onore delle armi, un vecchio modo di riconoscere il valore di un “nemico” che è stato capace indubbiamente di farsi amare dalla popolazione e dai suoi elettori. La sua verve e la sua capacità di creare empatia sono stati i motivi per cui un anonimo liberale, quale era ai suoi albori, divenne una delle maggiori personalità del nuovo movimento leghista. La Lega dei ticinesi, capace in passato di grandi moti di popolo e di sbeffeggi all’autorità, ha avuto sempre in Marco Borradori il suo volto decoroso, presentabile e borghese.

Con Borradori, sicuramente e a prescindere dal decorso del ricovero in ospedale, dal quale speriamo si riprenda, finisce un’era di supremazia leghista sul Luganese. Michele Foletti, Vicesindaco, pur sposando la linea di Borradori, non ha il carisma né le capacità politiche e di mediazione del suo diretto superiore.” (leggi qui sotto)

Un anno è passato e nonostante tutto, una certa piccola amarezza rimane nello spirito. Non perché si amasse Borradori particolarmente, ma perché era un personaggio che ha marcato trent’anni di storia ticinese e che ha catalizzato astio e amore. E poi, come dicevamo, Borradori era a prescindere un gentile e oggi, soprattutto in politica, la gentilezza è merce rara.

Se da morti si riposa, auguriamo comunque un buon riposo a Marco Borradori. La scrittrice e giornalista Dorothy Parker, donna di rara ironia, fece scrivere sulla sua lapide: “scusate la polvere”. Siamo invece certi che per molto tempo, il Ticino e i Ticinesi rispolvereranno regolarmente la pietra tombale di Borradori, un uomo che è difficile dimenticare.

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