Vivere sapendo che è tardi

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Un marcato aumento nelle richieste di terapia psichica tra gli under 30, un picco nel tasso di suicidio giovanile, prevalenza di ansia e depressione a livelli mai visti… Succede anche da noi, e alcune organizzazioni – come Pro-Juventute – hanno già provato a dare l’allarme. Qualcosa va fatto, ma le cause di questi fenomeni e queste tendenze sono molteplici e sistemiche. Sembra esserci, tuttavia, un fattore comune a contribuire al disagio esistenziale di una generazione sempre più povera di speranza e ottimismo.

Un sondaggio globale svolto da Nature (un importante giornale scientifico britannico) ha rivelato che il 60% delle persone tra i 16 e i 25 si definisce “molto” o “estremamente” preoccupata per le sorti del nostro ambiente. Un 25% scarso si è dichiarato “moderatamente” preoccupato e solo il 15% ha riferito di esserlo poco o per niente.

Il sondaggio è il più grande del suo genere mai svolto, con oltre 10’000 intervistati in 10 nazioni diverse. Non si tratterebbe tuttavia di semplice paranoia, bensì di un fenomeno sociale senza precedenti e con pesanti ramificazioni per quanto riguarda la salute mentale delle generazioni più giovani. Sarah Ray, impegnata a studiare quello che lei chiama “Climate anxiety” (=ansia climatica) presso la Humboldt University in California e responsabile del progetto, ha affermato quanto segue:

“questo studio fornisce un prezioso argomento per chiunque lavori o si faccia avvocato per la salute mentale dei giovani – il cambiamento climatico è una realtà importante con importanti effetti sullo sviluppo di patologie psichiche”.

Oltre a espletare il loro livello di preoccupazione, agli intervistati è anche stato chiesto di descrivere quali sentimenti accompagnassero la loro preoccupazione. Emozioni come “tristezza”, “paura”, “rabbia”, “ansia”, “impotenza” e “senso di colpa” sono state tutte indicate dalla maggioranza degli intervistati. 

A peggiorare la situazione c’è la crescente sfiducia per quello che è il “mondo degli adulti”, motivata dall’inazione dei governi e alla noncuranza delle grandi corporazioni. Qui entra in gioco un secondo fenomeno identificato dalla ricerca, chiamato “Othering” (vagamente traducibile in “estraniamento, esclusione”); l’81% degli intervistati ha riferito di aver parlato della questione climatica con persone più anziane, e il 65% riporta anche di essere stata ignorata o sminuita. 

“C’è un’esclusione generale dei giovani dal dibattito e dal processo decisionale nelle nostre società, particolarmente di quei giovani che contestano la narrativa ufficiale promossa dalle élites” Scrive la Caroline Hickman, co-autrice dello studio e ricercatrice di psicologia climatica presso l’Università di Bath in Inghilterra. 

E osservare questo fenomeno non è mai stato difficile, neanche da noi. Gli scioperi per il clima svoltisi alle nostre latitudini hanno incontrato supporto, ma anche uno sbarramento di accuse di voler solo saltare la scuola per via di una “moda del momento”. 

Il risultato di tutto questo, combinato con l’avvento della pandemia, è la più grande crisi nella salute mentale giovanile mai registrata. Finora poco tempo fa i cambiamenti climatici erano tali da svolgersi su diverse generazioni, ma il processo è tanto veloce da risultare apparente a chiunque; una realtà da cui ci siamo nascosti per anni, ma che ora è qui e impossibile da ignorare. 

Io stesso, che non sono certo vecchio, ho già ricordi di un mondo diverso. Ricordo che, quando ero bambino, la neve a Natale e per lunghi periodi dell’inverno era praticamente garantita. Ricordo estati senza allarme canicola, ricordo la luce delle lucciole, ricordo quando potevo andare a fare il bagno nei fiumi di montagna senza vedere pesci morti per il calore.

Il problema principale è tuttavia una mancanza di qualsiasi reazione. Non si sta discutendo sul come aggiornare le nostre strutture di supporto e le nostre istituzioni, non c’è intenzione di fare le cose in modo diverso rispetto a prima. 

Ai giovani vengono chiesti impegno, dedizione, rispetto e disciplina – ma in cambio ricevono una quasi totale mancanza di considerazione per i loro timori, un mercato del lavoro devastato dalla tirannia neoliberale, e un pianeta che si trova costretto a presentarci un conto da pagare. 

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