Carne, no grazie

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Gli effetti devastanti degli allevamenti intensivi sul clima e sull’ambiente è noto ormai da tempo. Così come sappiamo bene che una parte importante delle emissioni di gas serra nell’atmosfera sono prodotte proprio da questo tipo di attività. Ecco perché, fra le misure che dobbiamo fare nostre per ridurre significativamente l’impatto dell’uomo sul Pianeta, c’è innanzitutto la drastica riduzione del nostro consumo di carne. E così, fra le misure annunciate per andare in questa direzione, c’è pure quella adottata da una città olandese di duecentomila abitanti, Haarlem, che, dal 2024, eliminerà la possibilità di pubblicizzare e promuovere prodotti a base di carne, diventando la prima città al mondo a vietarne le pubblicità proprio come oggi facciamo con il tabacco.

Quante volte vi è capitato di avere l’acquolina in bocca di fronte all’immagine affissa ai bordi della strada di bell’hamburger o di una costata alla griglia ancora fumante? A me, che già da un po’ ho ridotto quasi a zero il consumo della carne, capita regolarmente. So di avere un imprinting che, di fronte alla visione o all’odore di una grigliata, mi porta inevitabilmente a salivare come un lama delle Ande. 

Davvero non capisco più nulla. Eppure, razionalmente, so che l’eccessivo consumo di carne, oltre a non avere un effetto benefico sull’ambiente, non ce l’ha neppure sulla mia salute. Ecco perché mi sono dato una regolata e perché credo che l’idea di bandire la pubblicità relativa alla carne dagli spazi pubblici potrebbe essere utile e possa invogliare tutti noi a diminuirne il consumo. 

E, chissà, forse un approccio di questo tipo potrebbe perfino aiutarci a tornare a dare alla carne il suo vero valore, così come facevano i nostri nonni e bisnonni che, quando andava bene, la mangiavano per le feste comandate e basta. Certo, la loro non era una scelta. Eppure il nostro consumo di cane dovrebbe somigliare molto di più a quello, invece che al nostro.

Oggi invece, volendo, potremmo mangiarla tutti i giorni. A pranzo, cena, merenda e colazione. Il piatto forte della maggior parte dei nostri ristoranti è quasi sempre un piatto a base di carne. E fra i beni di prima necessità che non sono aumentati di prezzo durante la pandemia c’è proprio lei, la carne, che ormai troppi anni, al supermercato, ce la tirano dietro a prezzi stracciati.

Così ben venga l’iniziativa adottata ad Haalem che s’inserisce nel solco di un progetto del governo olandese di ridurre il consumo di carne e gli allevamenti di bestiame, con un taglio di almeno un terzo del totale dei capi entro il 2030, una scelta dettata dalla necessità di dimezzare la concentrazione di azoto nei terreni e le emissioni di gas serra.

La pubblicità non sarà più permessa né sui mezzi pubblici, né sulle pensiline e neppure sugli schermi degli spazi pubblici della città. Attenzione però, questo non vorrà dire che la carne non sarà più venduta o vietata, ma semplicemente un modo per essere davvero coerenti di fronte a un messaggio altrimenti ambiguo. Dire alla gente che c’è una crisi climatica che va affrontata e, allo stesso tempo, incoraggiarla a comprare prodotti che fanno parte delle cause di questa stessa crisi sarebbe semplicemente schizofrenico.

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