Ci nutriamo di paura

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Putin sarebbe sotto scacco. L’escalation, ci porterebbe a un inasprimento del conflitto. I russi non escluderebbero l’utilizzo di bombe nucleari tattiche. Già questo di per se stesso è uno scenario che evoca paura.

Eppure su “Repubblica” leggiamo: 

“La simulazione: quali danni provocherebbe a Roma la bomba di Nagasaki.”

Primo: il conflitto è nell’est dell’Europa, tra Russia e Ucraina. Ho chiesto a Viamichelin (ah le meraviglie del web!) quanta strada c’è da Roma a Kiev: sono 3’321 chilometri. La bomba di Nagasaki, paragonabile a quelle tattiche usate oggi, robetta diremmo, ha distrutto 6,7 km quadrati. In base alle cartine che riportano i danni e il raggio dell’esplosione, possiamo supporre un raggio di circa 1500 metri per un diametro di 3 chilometri.

In poche parole tutto quello che c’era lì dentro o quasi è stato distrutto. Se , ammettiamo, sparassimo una collana di bombe atomiche per l’Europa, ce ne vorrebbero un migliaio per arrivare a Roma.

Lo so che è un paragone stupido, ma serve a fare capire la misura di quanto stiamo parlando. La Russia non è in guerra con l’Italia e non ha, perlomeno ora, nessuna intenzione di bombardare Roma.

Terzo, un conflitto con un escalation mondiale è altamente improbabile, come negli ultimi 70 anni, nessuno ha interesse a suicidarsi facendo allegramente brillare ordigni nucleari come se fossero petardi del primo d’agosto. Eppure repubblica terrorizza i suoi lettori con il video dove un esperto spiega i danni che ciò comporterebbe e per buona misura ci dice che quella di Nagasaki è poco più di una sarasetta se confrontata con le testate attuali.

Lo scopo qual è? Nessuno. Serve a creare paura, ansia, terrore. Siamo attratti dalla paura come falene dalla luce. Il nostro cervello entra in un loop d’ansia, che viene sistematicamente e quotidianamente alimentato da titoli del genere, il cui scopo è solo guadagnare ansiosi e spaventati lettori, persone che si illudono che leggendo questi articoli capiranno qualcosa di più ed esorcizzeranno così le proprie paure. Ci serve a qualcosa sapere come finiremmo se ci scoppiasse un’atomica in testa? No.

Le paure a questo modo, ci perseguitano, ci rendono insonni e ansiosi e sempre più ricettivi a qualsiasi notizia riguardi il fulcro delle nostre ansie. I media, che vivono di queste cose, lo sanno bene e anche se a volte a malincuore (ci sono ancora giornalisti con un’anima), continuano a farcire i titoli di parole terrificanti, paurose e definitive.

C’è un detto che alcuni attribuiscono ad Aristotele, altri a Confucio, ma che nella sua saggezza riassume perfettamente la soluzione al problema:

“Se c’è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è una soluzione perché ti preoccupi?”

Quando comprendiamo che le paure sono uno stato di attesa e che la maggior parte dell’ansia è totalmente inutile, quando ci rendiamo conto che queste paure sono alimentate ad arte e che non dipende da noi quello che succede, possiamo anche vedere titoli così e ridacchiarci sopra. Perché per tanto così, allora si potrebbero fare titoli sul genere: “E se uscisssi e ti investisse un tir di letame?” Coi se e coi ma, la storia non si fa. Ricordatevelo, sorridete e state sereni, che se scoppia un’atomica sulla vostra testa, manco ve ne accorgete.

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