Consigli in buona fede

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Questo 16 settembre il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un rapporto sull’economia boliviana. Raccomanda l’adozione di misure drastiche, tra cui riduzione dei salari e tagli al settore pubblico. Insomma, il rapporto chiede di annullare tutte le politiche che hanno portato la Bolivia dall’essere uno dei paesi più poveri del continente all’essere l’economia più performante a livello locale. 

Il rapporto parla molto delle spese governative indirizzate allo sviluppo, dicendo che “il governo deve limitare le spese, eliminando la tredicesima per i lavoratori e arrestando la crescita salariale nel settore pubblico. Va limitato anche l’aumento di sussidi e investimenti pubblici”.

La maggior parte dei sussidi a cui il FMI si riferisce hanno lo scopo di mantenere stabile il prezzo del carburante (la Bolivia è l’unica nazione sudamericana a non aver visto un aumento nei costi della benzina). Gli investimenti di cui si parla, invece, sono soprattutto destinati a progetti di infrastruttura. 

Il rapporto arriva persino a dire che il prezzo del carburante deve salire, e che la conseguente inflazione potrebbe essere combattuta trasferendo liquidità nei settori più poveri della popolazione. 

La reazione boliviana al set di proposte dell’FMI è ben esemplificata da Marcelo Montenegro, ministro delle finanze boliviano, che il 17 settembre ha dichiarato “[Quelli del FMI] prescrivono trattamenti e medicine vecchi di decenni, chiedono di ridurre sussidi, abbassare la spesa pubblica e gradualmente eliminare i bonus di fine anno per i lavoratori. Non accetteremo queste raccomandazioni perché siamo una nazione sovrana, con una politica economica sovrana”

Le politiche che il FMI ha tanta fretta di sovvertire, hanno aiutato a ridurre il tasso di povertà di oltre il 50% da quando il Movimiento al Socialismo di Evo Morales prese il potere nel 2006. Tali politiche hanno anche contribuito a mantenere basso il tasso di inflazione, il più basso in tutta l’America latina. Di controcanto, quando le politiche FMI venivano implementate nei primi anni 2000, oltre il 60% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà.

In un discorso tenuto questo 6 settembre a San Paolo, Brasile, il presidente boliviano Luis Arce (braccio destro di Morales, partecipò alle elezioni che rovesciarono il governo golpista in vece dell’ex presidente esiliato) ha affermato che l’impressionante performance economica del suo paese è direttamente imputabile all’aver rifiutato i consigli del FMI. 

“Siamo in una condizione migliore rispetto al passato perché, dal 2006, la Bolivia non ha un singolo accordo con il Fondo Monetario Internazionale. Nel 2020 il governo golpista ha provato a ottenere prestiti dal Fondo, cosa che abbiamo bloccato non appena siamo tornati al potere. Abbiamo fatto retromarcia su quel programma di prestiti perché crediamo che il miglior modo per mantenere in salute l’economia del nostro paese sia mantenere sovranità monetaria e una politica economica indipendente da altre organizzazioni internazionali”.

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