Cosa vuol dire essere un’attivista

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Jane fonda, icona cinematografica di bellezza, talento ma anche di attivismo politico, dichiara di avere il cancro. E anche qui, riesce come sempre a fare della sua malattia, un manifesto politico per i meno fortunati.

Jane Seymour Fonda è famosa come attrice, certo. Icona degli anni ’70 e ’80, ha all’attivo due Oscar, sette Golden globe e una sfilza di altri premi che probabilmente nemmeno lei ricorda. Ma Jane è anche una donna che è sempre stata in prima linea, all’inizio, negli anni ’70, contro la guerra del Vietnam. Poi l’8 marzo del ’72 è a Roma a protestare con le femministe e. a sostenerle con un discorso a Campo dei Fiori. Liberale e femminista, è stata recentemente arrestata (nel 2019) per avere partecipato a una manifestazione ambientalista anti Trump.

Jane ha probabilmente imparato da papà a pensare un po’ fuori dalle righe. Il padre Henry infatti, durante il maccartismo, fu firmatario del comitato per il primo emendamento, un gruppo creatosi per protestare contro il governo, che aveva preso di mira l’industria cinematografica a caccia di comunisti.

Henry fonda fu anche protagonista (nel 1940) del film Furore di John Ford, ispirato all’omonimo romanzo di John Steinbeck, un libro messo all’indice negli Stati uniti perché ritenuto troppo filocomunista.

Oggi Jane, una splendida signora ottantenne, racconta di avere un linfoma che fortunatamente lascia buone possibilità di sopravvivere. Ma la Fonda, che racconta le sue tribolazioni, ne approfitta per affidare ai social un messaggio:

“Allora, cari amici, ho qualcosa di personale da condividere. Mi è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin e ho iniziato la chemioterapia.

Si tratta di un cancro molto curabile. L’80% delle persone sopravvive, quindi mi sento molto fortunata.

Sono fortunata anche perché ho l’assicurazione sanitaria e l’accesso ai migliori medici e trattamenti. Mi rendo conto, ed è doloroso, di essere una privilegiata. Quasi tutte le famiglie americane hanno avuto a che fare con il cancro, prima o poi, e troppe non hanno accesso all’assistenza sanitaria di qualità che sto ricevendo io e questo non è giusto.

Ho sei mesi di chemioterapia, sto reagendo alle cure molto bene e, credetemi, non lascerò che tutto ciò interferisca con il mio attivismo per il clima. Le elezioni di medio termine si stanno avvicinando e avranno conseguenze di vasta portata. Quindi potete contare su di me per accompagnarvi nella crescita del nostro esercito di campioni del clima”.

Ecco, se Jane è così a 80 anni, io mi vergogno quasi di lamentarmi. Proteggere noi stessi, il pianeta in cui viviamo, i diritti dei più deboli è una vocazione che ci accompagna fino ala tomba,( il più tardi possibile anche per Jane) semplicemente perché, se non sei capace di voltare la testa e ignorare ciò che succede di sbagliato, non imparerai mai a fregartene. 

È una splendida “maledizione” che accompagna, per fortuna, certe persone. E sono certo che tra queste persone, ci sono numerosi lettori di GAS. Auguriamo a Jane di guarire bene e di continuare le sue battaglie con una frase di Ghandi:

“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”

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