Dialogo sulle Nazionali

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La «settimana delle Nazionali» è sempre un po’ particolare, o perlomeno diversa.

Decisamente. Anche se, nello scorrer degli anni, le cose sono cambiate. Fino a poco tempo fa le Nazionali erano un richiamo sicuro, con gli indici di ascolto pronti a toccare nuovi record. Ora … decisamente meno. Anche la possibilità di vedere nuovi scambi o schemi tra calciatori militanti in club diversi (chi se li scorda Kuhn e Odermatt?, le bandiere di Zurigo e Basilea … a scambiarsi il pallone in un centrocampo che ha ottenuto meno di quanto meritasse ?) non ha più lo stesso fascino. Avversari che nel nome della Nazionale diventano colleghi se non «quasi amici»… ci sono ancora, ma non è la stessa cosa. 

Non lamentiamoci dai, perché se qui non si ride in Italia e Francia c’è da piangere.

In Italia, se ci limitiamo alla quotidiana bibbia rosa di tanti appassionati, per avere ragguagli sulla Nazionale bisogna andare a pagina 23 (edizione di mercoledì 21 settembre). Prima ci sono le crisi delle «squadre fotocopia» (June e Inter, si copiano anche nelle sventura con quel difensivismo, quei parametri zero, acquisti di fenomeni che appena scesi in campo si trasformano in brocchi, e taccio degli allenatori che «non sono discussione» dunque con le valigie pronte). Poi le squadre faro (Milan e Napoli), le «rivelazioni di provincia (Udinese e Atalanta), una paginetta sulle piazze comunque importanti (Fiorentina e Bologna), un’occhiata nemmeno troppo attenta all’estero e … alla fine ecco la Nazionale. Che fa notizia per i suoi abbandoni, probabilmente giustificati. 

In Francia c’è la questione dei diritti di immagine, con i procuratori che tentano di trasformare Mbappé in … Pogba (ma forse il primo è figlio unico, glielo auguriamo). E Giroud che parla con il mister attraverso i giornali, e …  il catalogo è questo. E segna un altro cambiamento epocale, con certi calciatori sempre più potenti, ed altri … sempre meno. Non è un bel segnale quando la forchetta tra i primi e gli ultimi si allarga.

La non qualifica per i Mondiali degli Azzurri, la seconda consecutiva, ha il suo peso. Il calo di entusiasmo (o il suo azzeramento) è palese e fors’anche comprensibile

Già, ma ci fosse almeno un primo vagito di reazione …  Invece no, il gioco latita, il difensivismo impera. Addirittura, e qui siamo alla follia, c’è qualcuno che va pensando ad un «mundialito» da svolgersi negli States in contemporanea ai Mondiali. E non lo si fa per gli emigranti, per dar loro un minimo di «aria di casa», queste sono frottole. A tirare questo carretto, mi spiace proprio dirlo, è il Napoli, o meglio il suo presidente. Che, neanche farlo apposta, è stato anche il primo a reclamare contro il calendario della Coppa d’Africa, le cui qualifiche inizieranno nel mese di marzo prossimo. Qui si potrebbe anche dargli un po’ di ragione ma … quando Wenger propose un calendario universale e finalmente razionale lo hanno dato tutti per pazzo. 

Cambiamo argomento… caro Esperto. Non è che me la racconti sempre giusta eh ? Una settimana fa mi vieni a magnificare un classe 2’005, l’ottimo Tell del Bayern Monaco (un po’ in crisi in campionato…) e poi dalla Premiere … 

…arriva un 2’007 (due-zero-zero-sette!). Nwaneri, un inglese e nigeriano tesserato dall’Arsenal. E’ nato il 31 marzo e dunque ha appena 15 anni e mezzo. A parte che in tanti campionati (quello italiano e tedesco ad esempio) non è possibile scendere in campo prima di aver compiuto i 16 anni, però il gesto di Arteta, il tecnico dell’Arsenal (che è primo in classifica, non è male ricordarlo) va sottolineato e applaudito. Un segnale a tutta la squadra, ed ai tifosi: un credere ai giovani che non è una dichiarazione di povertà.

Ma gli allenatori comunicano anche con «i cambi» ?

Eccome. E’ sufficiente sostituire una punta con un difensore ed il messaggio è chiaro: «remi in barca». In Italia è il sistema preferito, e non importa il risultato in corso, addirittura si riesce a difendere anche una sconfitta (purché onorevole). Alla faccia del gioco, che salvo le debite eccezioni, continua ad essere svilito. 

OK, finiamola qui per sta volta… Dell’Union Berlin diciamo nulla ?

Impossibile, dopo la bella pagina di Roberto Scarcella su «La Regione» del 20 settembre. Da recuperare e leggere. Sono quelle storie che fanno bene al calcio tutto … . Perché il pallone sa percorrere anche strade sue, del tutto speciali. 

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