Donald Trump, game over?

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La politica americana, in passato, ci ha sorpreso in più di un’occasione. Eppure ciò che è accaduto qualche settimana fa, con la perquisizione in Florida della villa di Donald Trump, in cui il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti nascondeva documenti governativi segretissimi, ha davvero dell’incredibile. E come se non fosse già abbastanza grave così, cosa ha fatto invece Trump? Ha provato ad accusare l’FBI di averlo incastrato, manco fosse la trama scritta male di un film hollywoodiano di serie zeta. Già. Ma quanto sono gravi i reati commessi fin qui dal miliardario repubblicano che in cuor suo ancora brama di tornare presto presidente? 

Secondo una legge federale, negli Stati Uniti in vigore ormai da quarant’anni, nel momento in cui un presidente abbandona la Casa Bianca non può assolutamente portare con se nessun documento del suo periodo da inquilino. Tantomeno se si dovesse trattare di dossier sensibili e supersegreti. Fin dall’epoca di Richard Nixon, ogni foglio, promemoria o lista della spesa passato per lo Studio Ovale andava considerato proprietà del popolo americano, e per questo motivo sarebbe poi finito negli Archivi nazionali.

Ma come ben sappiamo la legge è fatta per essere infranta, soprattutto quando si ha a che fare con un presidente allergico alle regole, a maggior ragione se c’entra la democrazia. E così, nella perquisizione condotta nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, l’FBI ha ritrovato ben undici dossier, cinque dei quali marchiati come top secret, tre come secret e altri tre come confidential. Secondo i bene informati, l’FBI era alla ricerca di documenti riguardanti l’arsenale nucleare a stelle e strisce. 

L’ipotesi di reato che si configura per Donald Trump è quello della violazione dell’Espionage Act, legge che punisce la cessione o divulgazione di informazioni di sicurezza nazionale a Stati esteri. A rendere ancor più grave l’accaduto c’è il fatto che sia stato lo stesso Trump a dare la notizia della perquisizione facendo addirittura i nomi degli agenti dell’FBI coinvolti, mettendone così in pericolo la sicurezza. Come detto, Trump, ha perfino accusato l’FBI di aver falsificato le prove. 

Del resto non si è trattato nemmeno della prima volta in cui Trump ha dimostra di avere un codice tutto suo su come gestire i documenti governativi che in più di un’occasione pare siano finiti per essere strappati e gettati nel wc. In qualche altro caso ha perfino pubblicato informazioni segrete su Twitter. Ma rimane in assoluto il primo ex presidente ad aver trafugato informazioni d’interesse nazionale per poi tenersele nascoste nella sua villa in Florida. 

Un atteggiamento che, questa volta, potrebbe costargli molto caro dato che, per l’FBI, Trump è sospettato di aver “volontariamente sottratto carte relative alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, di aver “nascosto o sottratto documenti pubblici” e aver “ostruito un’indagine federale”. Che questo sia l’ultimo atto di una carriera politica al limite del surreale è ancora presto per dirlo, ma tra l’inchiesta che lo vede inquisito per l’assalto a Capitol Hill, e questa, in molti si chiedono se non sia arrivato il momento di congedarsi per sempre da una figura che incrinato le regole democratiche della prima democrazia del Pianeta.  

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