Gli spatriati: coloro che non trovano terra ferma

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Il premio Strega di quest’anno: una storia di due giovani ma non solo. Vero protagonista del romanzo è lo straniamento, l’inquietudine. Vada come vada, la vita è sempre altrove. O forse, e proprio per questo, è qui.

Gli «spatriati» sono quelli che non trovano terra ferma: inquieti infiniti, alla ricerca di un qualcosa di non precisabile. Luoghi geografici, certo, il richiamo a «patria» nell’etimo è evidente, ma anche, se non soprattutto, stati d’animo. Casa. 

Gli «spatriati» di Desiati sono due ragazzi pugliesi dal cognome significativo, diremmo beffardo: lei «Fortuna», lui «Veleno». Si conoscono da piccoli e non la smetteranno mai, di conoscersi. Francesco in pratica si innamora di Claudia al primo sguardo, lei gli è molto attaccata ma finisce lì, come si dice alla «miglior amico». Sono irrimediabilmente diversi: lei vulcanica lui timido, lei irrefrenabile nei rapporti con gli altri e del territorio, lui propenso a chiudersi e rinchiudersi. Diversissimi ma bisognosi l’uno dell’altro. La situazione iniziale e determinante si complica dal fatto che i loro genitori, o meglio la madre di lui ed il padre di lei, stanno vivendo una relazione extraconiugale non proprio segreta. 

Altri punti fermi traballanti per i due ragazzi, oramai fermamente uniti dal senso di estraniamento timbrato dal titolo.

Gli «spatriati» è una (bella, molto bella) storia di inquietudini irrisolte ed irrisolvibili, permeata da luoghi che lasciano il segno (il meridione con i suoi colori ed i suoi codici comportamentali … poi la trafficata e rumorosa Milano e infine l’algida Berlino, quasi elettrica) e da una «formazione» dei due protagonisti incomplementari come nessuno.

Un romanzo prepotentemente occupato dai due protagonisti, in pratica non vi è pagina senza uno dei due, la più parte con entrambi. Scritto bene, nei primi capitoli benissimo: quella di Desiati è una narrazione che affascina perché in sintonia con l’intensa complessità di Claudia e Francesco.  Mai banale nella sua semplicità, capace di ammaliare con i suoi riferimenti letterari (senza alcuna alterigia) e padrona dell’equilibrio fra forma e contenuto. Non casualmente ha indotto i giurati del Premio Strega per il primo premio di quest’anno. Originale, dotato di una profondità non immediata. Anche nei momenti in cui le incomprensioni tra i due dilagano senza trovare espressione, quando la crescita individuale impone pause e capriole intime, la tensione narrativa di Desiati non ha cedimenti. 

Anche nel percorso di crescita o formazione, fatto di tatonnement, di sconcerto fragilità, la prosa dello scrittore barese non mostra cedimenti. Scrive come uno che bazzica la poesia e che ha una laurea in giurisprudenza: lo diciamo come gran complimento. Perché anche dopo giorni e giorni nella mente del lettore sono pagine che restano: tutti abbiamo vissuto momenti più meno lunghi di «non casa», «spatrio», ma quando questo rimane costante per tutta un’esistenza … . Per dirla con Jhumpa Lahiri, la scrittrice statunitense di origini indiane che scrive in italiano: «Nessuno è immune dallo spaesamento, dal sentirsi smarrito, fuori luogo. È una cosa che non riguarda solo il migrante, lo straniero. Perché tutti siamo stranieri. Arriviamo, viviamo, andiamo via.». Meritato il premio Strega 2022, così come il successo editoriale. 

«Spatriati», 2022, MARIO DESIATI, ed. Einaudi, 2022, pag. 277, Euro 20.00.

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