God bless the Queen

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Ormai, più che salvarla, il buon Dio può soltanto benedirla. E con la spettacolare parata del corteo finale accompagnato prima a piedi attraverso Londra e poi con il trasferimento sul carro funebre, l’addio alla regina Elisabetta II, ha visto consumarsi il suo ultimo atto. Quello del 19 settembre è stato l’ultimo viaggio di una sovrana che ha regnato per settant’anni esatti. E ora, le sue spoglie mortali, riposeranno per sempre fuori Londra al castello di Windsor. A sopravviverle i quattro figli avuti, re Carlo e i principi Anna, Andrea ed Edoardo. Ma chi è stata Elisabetta II? E perché in un’epoca in cui re e regine contano come il due di briscola lei ha saputo farsi valere e, malgrado tutto, è riuscita a tenere in piedi il mito della corona britannica? Per capirlo ci sono, senza dubbio, d’aiuto alcuni dei numeri del suo lungo regno. 

Elisabetta II d’Inghilterra ha trascorso sul trono quasi ventiseimila giorni, nominando ben quindici primi ministri. Per la monarchia britannica, il suo regno è stato in assoluto il più lungo di sempre. Per la precisione, dal suo insediamento avvenuto alla morte del padre, re Giorgio VI, il 6 febbraio del 1952 (all’epoca si trovava in Kenya per una missione reale), al giorno della sua morte sono trascorsi settant’anni e 213 giorni. Intanto, l’incoronazione di Elisabetta si celebrerà il 2 giugno del 1953 a Westminster.

Elisabetta II è stata senza dubbio la regina dei record. Soltanto Luigi XIV, il re Sole, è rimasto sul trono più a lungo di lei. Diventata regina all’età di venticinque anni, Elisabetta II ha viaggiato in oltre 120 Paesi in occasione di oltre 270 visite ufficiali e ha partecipato a centinaia di migliaia di cerimonie. Altro record, quello del matrimonio più longevo tra tutti i sovrani del Pianeta, 74 anni di nozze con il principe Filippo, sposato il 20 novembre 1947 e scomparso il 9 aprile dello scorso anno.

Se il suo è stato il regno più lungo, il più breve di tutti fu quello di Edoardo VIII, zio di Elisabetta che abdicò dopo appena 327 giorni perché la legge dell’epoca gli impediva di sposare Wallis Simpson, una donna divorziata. Da Winston Churchill in poi sono stati 15 i primi ministri che la regina ha nominato e incontrato ogni martedì, come da tradizione, durante i suoi anni di regno. Il governo più longevo e di sicuro anche quello rimasto maggiormente nell’immaginario collettivo, è stato quello di Margareth Tatcher, la Lady di ferro.

Se il governo della Tatcher ha infiammato gli anni Ottanta, anni in cui, proprio lì dov’è nato, il welfare state è stato spazzato via dal vento neoliberista che ancora oggi soffia gelido, quello del laburista Tony Blair ha dovuto gestire sia la guerra in Iraq che la morte di Lady Diana. Con David Cameron, Elisabetta, ha fatto invece buon viso alla Brexit e, l’ultima prima ministra in ordine di tempo, Liz Truss, ha il poco invidiabile primato di aver visto morire la regina appena due giorni dopo il suo arrivo al numero 10 di Downing Street.

La regina Elisabetta, oltre alla Brexit, ha vissuto pure la fine dell’Impero britannico. Nel corso degli anni trascorsi a Buckingham Palace, ha visto le ultime colonie rimaste riguadagnarsi, una a una, l’indipendenza. La prima nazione a ottenerla durante il suo regno fu il Sudan, il 1 gennaio del 1956, meno di quattro anni dopo la sua incoronazione. L’ultimo, in ordine di tempo, il Brunei, diventato indipendente il primo gennaio del 1984. Ma i sudditi di Sua Maestà restano ancora oggi 150 milioni in tutto il mondo.

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