IgNobel 2022, un premio all’idiozia

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“Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.” Non potevamo che partire dalla frase attribuita ad Albert Einstein, lo scienziato per antonomasia, un genio del Novecento, per passare in rassegna e commentare alcune delle ricerche più bizzarre e inutili ricompensate anche quest’anno con l’IgNobel, il premio Nobel al contrario, la sua versione per così dire “ignobile”. Dai cuori che si incontrano per la prima volta e sono attratti l’uno dall’altro fino al punto di arrivare a sincronizzare il battito a come usare le dita quando si gira una manopola, oppure ancora fino al calcolo delle probabilità di accoppiamento degli scorpioni c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Come ogni prodotto dell’uomo, anche la scienze deve fare i conti con la scemenza. Con la stupidità umana e la sua capacità d’insinuarsi anche in discipline che dovrebbero esserne immuni, come nel caso della scienza appunto. E invece no. Anche in questo caso non mancano le ricerche delle quale non sentivamo affatto la mancanza e i cui risultati non possono che lasciarci un tantinello allibiti.

C’è davvero l’imbarazzo della scelta, anche quest’anno, fra i premiati dell’IgNobel che, è bene ricordarlo sempre, premia tutte ricerche pubblicate, in qualche caso perfino su prestigiose riviste scientifiche. Per esempio grazie a Nature abbiamo scoperto che se due persone sono attratte l’una dall’altra, sì, i loro cuori si sincronizzano. Ai ricercatori di questa scoperta va così il premio per la Cardiologia applicata che ha certificato il concetto di “amore a prima vista” capace di far battere all’unisono il cuore. Perbacco.

E dal cuore al culo il passaggio è quasi obbligato. Infatti non manca neppure quest’anno un bel lavoro sulle difficoltà defecatorie, in questo caso degli scorpioni. A quanto pare, la stitichezza degli scorpioni, non è d’aiuto o comunque ne influenza l’accoppiamento. Si è trattato dell’IgNobel assegnato per la Biologia che ci riporta alla memoria un’altra memorabile ricerca, quella sulla cacca quadrata dei vombati. Chi di voi non aveva trascorso almeno una notte insonne a chiedersi il motivo di quei cubetti di cacca? 

Rimanendo per certi versi nei paraggi, ma passando dagli scorpioni ai Maya, il premio per la storia dell’arte se lo è aggiudicato una ricerca pubblicata dal Journal of Ethnopharmacology intitolata “Un approccio multidisciplinare alle scene di clisteri rituali sulle ceramiche maya antiche”. La ricerca aggiunge un’indispensabile tassello alla conoscenza di questa popolazione dell’antichità, tanto legata al clistere da farne il tema rappresentato perfino sulle ceramiche. Magari addirittura sui piatti da portata.

C’è infine un gruppo di scienziati (non carabinieri, scienziati!) che ha cercato di scoprire il modo più afficace di usare le dita quando si gira una manopola. Il lavoro, pubblicato sul Bollettino della Società giapponese per la scienza del design, ha vinto il premio per l’Ingegneria. Ma questa è davvero solo una piccola fetta dei premiati di quest’anno che s’aggiungono a quelli degli anni passati (per la lista completa leggi qui) e che hanno tutti mirabilmente piegato la scienza per rispondere a domande che forse ci saremmo potuti risparmiare, anche se come recita un vecchio adagio: domandare è lecito, rispondere cortesia.

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