La battaglia degli animali

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Piuttosto ciclicamente ci si ritrova a discutere sul senso o meno di certe iniziative che cavalcano lo spirito dei tempi, pronte a picconare ciò che fino a l’altro ieri era parte della nostra cultura e che invece oggi risulta inaccettabile o viene visto di traverso, talvolta però tutto ciò viene fatto con occhi critici che ricordano l’inquisizione spagnola. Se tempo fa l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) aveva tuonato contro l’espressione “porco cane”, denigratoria nei confronti del miglior amico dell’uomo, oggi, nel mirino dell’Aidaa ci sono le fiabe che vedono il lupo come un animale cattivo.

Abolire il “lupo cattivo” dalle fiabe e “in bocca al lupo”. Probabilmente anche l’espressione “gridare al lupo, al lupo!” andrà rivista. A chiederlo a gran voce è l’Associazione italiana difesa animali e ambiente convinta che certe espressioni della lingua italiana sono insultanti o peggio “un’istigazione al maltrattamento”. Dal “capra” ripetuto di Vittorio Sgarbi a lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, le ragioni per reclamare in nome degli animali, un maggior rispetto nei loro confronti sono più d’una.

Anche se la vera questione è un’altra. Non stiamo forse un po’ esagerando? Davvero una maggior consapevolezza del nostro rapporto con il resto del creato e il rispetto anche dei diritti degli animali (ma a questo punto anche delle piante, perché no) passa attraverso una sistematica cancellazione di espressioni del tipo “ignorante come un asino” o “stupido come una capra”? L’Aidaa, lei, non ha dubbi. Al punto che ne ha fatto una battaglia e vorrebbe che le cose finalmente cambiassero davvero.

La favola di Cappuccetto Rosso? Infama i lupi. L’augurio “In bocca al lupo” con la classica risposta “crepi”? È istigazione al maltrattamento. La parola porco usata come offesa? Discriminatoria. E avanti di questo passo con quella che sembra essere l’ultima frontiera di una battaglia animalista portata al suo estremo. Un po’ come quando, negli Stati Uniti si iniziò a disquisire sulla liceità del bacio dato dal principe a Biancaneve. Un bacio non consensuale e quindi a suo modo da considerare come una molestia che oggi non sarebbe più accettabile. 

I picchi di follia di questo tipo di revisionismo culturale hanno raggiunto livelli che ricordano certa censura cinematografica degli anni Settanta che, però, come accadrà anche in questo caso, si troverà a dover fare i conti con il buonsenso. Con la capacità di discernimento della gente, pensare di abolire favole come Cappuccetto Rosso o anche solo di modificare il ruolo che la fiaba riserva al lupo è inaccettabile quanto lo è il maltrattamento e la violenza inflitta agli animali.

In precedenza, l’Aidaa s’era pure scagliata contro il “porco cane” perché offensivo non solo nei confronti dei cani che fino a prova contraria non sono granché capaci di interpretare le sottigliezze del nostro linguaggio, ma per i loro padroni che hanno sviluppato una nuova sensibilità. Per l’associazione animalista dire “porco cane” era da considerarsi come un’imprecazione offensiva (almeno per i cani, poi non sappiamo se lo sia anche per i porci) ed anche in questo caso intendevano sensibilizzare le nuove generazioni a non utilizzare più neppure questo termine.

Ma si tratta davvero di un linguaggio volgare che offende e insulta il cane? Intanto chissà perché, a farne le spese, è soprattutto la ricchezza, la varietà della lingua italiana rea di aver legittimato la trasformazione del “migliore amico dell’uomo in un aggettivo insultante”. E allora seguendo questo ragionamento, in conclusione non posso non chiedermi, pensando alla parola “zoccola”, se non dovremmo vergognarci di aver trasformato in insulto una calzatura. Chi si farà carico dei diritti delle scarpe? E nella mia mente si affollano le parolacce che hanno infangato professioni… cose o animali… lettera e testamento… 

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