La cultura e il clima che cambia

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A Roma si è svolta a giugno la prima edizione di un festival quantomeno singolare, il Festival Internazionale New European Bauhaus, ovvero l’occasione per iniziare a riflettere su come il design, le nostre conoscenze attuali e la cultura che già possediamo possono, in qualche modo, esserci utili per affrontare e attutire l’impatto del cambiamento climatico in atto. Spesso per risolvere un problema c’è bisogno, per prima cosa, di un cambio di mentalità. E oggi, più che mai, è necessario provare a capire come ciò che già abbiamo può tornarci utile nell’affrontare la grande sfida del cambiamento climatico in atto.

Malgrado in più di un’occasione ci si sia riempiti la bocca parlando di Green Deal, la transizione verso un’economia a impatto zero, almeno in Europa, ha subito una brusca battuta d’arresto. La transizione verde, con lo scoppio della guerra in Ucraina, si è tinta di nero. Ma forse superati lo choc e l’inverno alle porte troveremo finalmente lo slancio e la strada per affrontare il problema, intraprendendo ancor più velocemente il percorso che ci porterà sul serio verso la neutralità climatica.

Il Green Deal dovrà interessare le nostre fonti energetiche ma anche gli edifici in cui viviamo. Dovrà inevitabilmente iniziare da un cambiamento nel nostro modo di vivere e di abitare. Tutto ciò comporterà uno sforzo nell’innovare e immaginare strategie nuove per far fronte efficacemente al cambiamento climatico in atto. E il motore di questo viaggio, oggi ancora agli inizi, sarà la nostra capacità di saper sfruttare al meglio le attuali conoscenze per rendere meno devastante l’impatto e le conseguenze del surriscaldamento globale.

Per molti la risposta sta nella cultura e in un nuovo movimento creativo fondato sul senso del luogo, della bellezza e della sostenibilità. Proprio come in passato – era il 1919 – accadde con il movimento Bauhaus e l’omonima scuola che ebbero idee davvero visionarie. Così, il New European Bauhaus ha l’ambizione di riprendere le fila di quel movimento, facendo di cultura e design due preziosi compagni di viaggio. Due pilastri indispensabili nel riprogettare gli spazi pubblici e privati delle nostre aree urbane dove tutti noi viviamo e lavoriamo.

Il festival romano ha così chiamato a raccolta al Maxxi, il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, le menti creative di tutta Europa. Architetti, artisti, designer e scienziati che, alla presenza della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, hanno iniziato a immaginare e raccontarci cosa possiamo fare per migliorare i nostri spazi vitali e come farlo esaltando il valore della semplicità, della funzionalità e della circolarità dei materiali, ma senza per forza mettere in discussione la necessità di una vita quotidiana confortevole e piacevole. Perché il futuro è soprattutto ciò che noi vogliamo che sia. Oggi ancora di più.

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