La libertà è qualcosa in movimento

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Luciana Littizzetto può piacere o meno, ma ammettete che spesso ci azzecca. Ci azzecca con l’umorismo, oppure con quella saggezza che spesso dall’umorismo trasuda come miele da un favo.

La recente diatriba tra Fratelli d’Italia e la RAI, rea di voler trasmettere un episodio di Pappa Pig (la celebre maialina dei cartoni animati) in cui appariva la sua amica orsetta con due mamme, ha suscitato anche l’attenzione della Lucianina nazionale. (leggi qui sotto)

“Ma non è una roba che vi fa rabbrividire? 

Nella famiglia di Peppa Pig la mamma fa la casalinga, prepara le frittelle e legge i giornali di giardinaggio. Il nonno dorme sempre sulla poltrona e la nonna colleziona cappellini. Improvvisamente viene fuori questa puntata delle due mamme e si scatena l’inferno. Quando la quotidianità, la normalità è magari un bambino con due mamme, non che il nonno dorma sempre sulla poltrona.

Siamo di fronte a una mancanza di libertà: sono queste le cose che piano piano ci tolgono la libertà.

La statua della Libertà, che rappresenta una donna che cammina, ci dice che la libertà è un qualcosa in movimento, è un qualcosa che abbiamo adesso e che deve essere coltivata, occorre farla camminare e farla crescere”.

La libertà è in movimento, è un vento volubile, che si manifesta a raffiche e a sbuffi. A volte è costante e delicato, a volte burrascoso e devastante. Eppure l’accidia umana, quella del “tanto non cambia nulla” del “ tanto io non voto”, è la peggiore malattia per quei diritti che noi riteniamo acquisiti, e che ci vediamo scippare, come nell’Ungheria di Orban, senza che ce ne accorgiamo.

Perché la privazione della libertà, è frutto della nostra incapacità di focalizzare le necessità, è frutto di paure che troppo spesso sono inventate o ingigantite e ci buttano tra le braccia del primo farabutto (o farabutta) che ci illude.

Mettere all’indice l’episodio di un cartone animato solo perché non si adagia pedissequamente sul nostro pensiero come un materasso, è l’inizio di un vortice che incomincia con una pioggerella e può terminare, se non si è attenti, in una tempesta epocale. Si comincia col cartone animato, poi coi libri, poi con la privazione di diritti acquisiti come quello all’aborto. 

Sentire Giorgia Meloni dire che “daremo alle donne il diritto di non abortire”, è un trucco semantico che fa venire i brividi, una “verità alternativa” che di alternativo non ha nulla: se prendo io il potere farete come dico io. Che poi la Meloni sia una donna, è un dettaglio che alla storia non frega per niente.

Il secolo scorso, troppo spesso in Europa ci ha messi di fronte a persone che pretendevano di avere la ricetta per risolvere tutti i problemi, che ci farcivano la testa di “ valori”, che ci hanno imposto piano piano orrende caricature di governo. Persone che noi stessi europei (va bene, gli svizzeri sono rimasti fuori per puro caso) abbiamo vidimato, eletto e tollerato fino a che non abbiamo cominciato a morire a milioni, seguendo le follie imperialiste e i deliri di onnipotenza di chi avevamo messo noi sullo scranno.

Noi siamo i colpevoli alla fine e nessun altro. Orban, Mussolini, Meloni, sono solo lo specchio della nostra idiozia, della nostra cattiveria, dell’avarizia e dell’incomprensione verso gli altri. La libertà è un vento che va alimentato e sostenuto, se no la bonaccia è dietro l’angolo e poi le vele non si gonfiano più e la nave resta a marcire in mezzo al mare. Il 25 settembre ci sarà se gli italiani vogliono sentire ancora soffiare la brezza della libertà o se preferiscono svendersi all’ennesimo fascista rispolverato dalla storia.

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