La tempesta perfetta

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Guerra, crisi energetica, inflazione, crisi umanitaria e crisi politica. Sembra che tutti gli astri – per chi crede nell’astrologia – si siano allineati nella peggiore combinazione possibile. Ma evidentemente gli astri non c’entrano nulla. È un problema prettamente umano, dovuto a 40 anni di neoliberismo e di pessima distribuzione della ricchezza.

La liberalizzazione dei mercati voluta dall’intera classe politica – da destra a sinistra – ha in realtà permesso la creazione di monopoli che controllano l’intero pianeta e di conseguenza dei suoi abitanti e che ha permesso la formazione di una casta di super ricchi.

L’esempio più evidente è quello del mercato elettrico ed alimentare. La liberalizzazione del mercato elettrico europeo ha messo nelle mani dei mercati finanziari la contrattazione dei prezzi, che quindi cambiano a dipendenza delle aspettative dei broker, più che dalla reale situazione del mercato. 

Oltretutto essendo complessivo di tutti i vettori energetici, se sale il prezzo del gas o del greggio, salgono anche i prezzi delle altre fonti. Se il mercato fosse rimasto come 20 anni fa, oggi la situazione sarebbe ben diversa e i prezzi dell’elettricità non avrebbero subito grandi ritocchi (e società come BP e Total non avrebbero registrato utili record)

Lo stesso vale per il mercato alimentare mondiale, pilotato da una manciata di grandi multinazionali, che controllano l’intero ciclo di produzione, dalle sementi e i fertilizzanti alla distribuzione, senza naturalmente preoccuparsi delle conseguenze per milioni di persone, che stanno letteralmente morendo di fame.

Quando la catena globale si interrompe – a causa di una guerra, di un virus o quant’altro – le ripercussioni sono altrettanto globali, ma con conseguenze ben diverse tra paesi ricchi e poveri e tra benestanti e meno abbienti.

Ecco che allora la presunta difesa della democrazia e dell’espansione della libertà economica, sono stati prevalentemente un pretesto per la diffusione della speculazione finanziaria. L’estensione ad est dell’Ue e della Nato ha avuto come unico risultato di accrescere il raggio d’azione della finanza. 

Se l’obiettivo fosse stato effettivamente la difesa della democrazia, difficilmente si accetterebbero paesi come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, all’interno dell’Ue che dei principi democratici se ne fanno un baffo da anni. O, al contrario, si sarebbero aperte le porte alla Russia, quando espresse la volontà di partecipare al mercato europeo, ma si è preferito continuare ad avere un nemico, che può sempre servire.

Poi naturalmente noi ci abbiamo messo del nostro. Oggi tutti i politici parlano della necessità di sviluppare le fonti rinnovabili ma – quelli che contano – hanno fatto poco o nulla per prepararsi all’inevitabile, anzi spesso hanno sostenuto a spada tratta misure che andavano nella direzione opposta. Per quanto riguarda il tema dell’energia, a livello cantonale, nel 2013 è stato presentato un Piano energetico cantonale, molto dettagliato che spiegava i vari passi necessari da compiere, ma ben poco è stato fatto. Ad esempio, si auspicava un immediato risanamento energetico degli edifici, ma si è preferito continuare a edificare (in alcune zone selvaggiamente), invece di recuperare il nostro vetusto parco immobiliare. Solo questa misura avrebbe dato un sostanzioso contributo alla riduzione del consumo energetico. Stesso discorso per il fotovoltaico e l’eolico.

Il risultato è che oggi ci troviamo difronte a quella che potremmo definire la tempesta perfetta: crisi politica dovuta alla guerra e all’impressionante avanzata dei partiti di estrema destra, crisi economica, crisi sanitaria, energetica, migratoria e – ciliegina sulla torta – i primi effetti tangibili del cambiamento climatico. 

Purtroppo, non abbiamo molte alternative: la più probabile è che nulla cambierà nell’immediato con il pericolo di scatenare nel medio periodo tensioni politiche ed economiche gravi; la più intelligente sarebbe invece quella di approfittare della situazione per cambiare rotta con decisione, ma mi sa che rimarrà un auspicio irrealizzato. 

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